Lungo sarebbe, tacendo pure de' non pochi viventi, il ricordare gli uomini illustri che professarono nell'Ateneo torinese. Fra i tanti amo ripetere i venerati nomi di Balbo, Germonio, Cuiaccio, Tesauro, Gerdil, Cigna, Donati, Allioni, G. B. Beccaria, Balbis, Buniva, Caluso, Bonelli, Boucheron, Géné, Martini, Biamonti, Dettori, Giulio, Paravia, Piria, Riberi, Plana!
Mi piace osservare che i Reali di Savoia, larghi negli stipendi, chiamarono all'insegnamento non solo uomini illustri de' loro Stati, ma di tutta Italia, preparando così col mezzo della scienza l'unione politica della nazione.
Olimpico spettacolo è l'accorrere continuo di scolari ed uditori in gran numero alle lezioni universitarie, e torna grata la frequenza de' lettori nella Biblioteca dell'Ateneo ricca di 230,000 volumi, di quattromila e più codici manoscritti, e di oltre a cinque mila stampe. La Biblioteca è aperta a letture diurne e serali, ed ha la frequenza media giornaliera di novecento lettori nell'inverno e nella primavera, di tre a quattrocento nell'estate e nell'autunno.
Presiede alla Biblioteca il comm. Gaspare Gorresio, colui che agevolato da Re Carlo Alberto negli studi del Sanscrito in Parigi, primo in Europa, pubblicò, tradotto italianamente, il Ramaiana, poema indiano, e ne associò alle lingue ed alle idee dei popoli del Gange, ai quali più strettamente ci unirà l'ardito francese, Ferdinando Lesseps, col taglio dell'Istmo di Suez. Così un latino della Dora ed uno della Senna lavorarono egregiamente ad avvicinare in bel consorzio Asia ed Europa!
Torino vanta altre copiose ed importanti biblioteche: quella del Re con 40,000 volumi e 2,000 manoscritti: quella della Reale Accademia delle Scienze con 40,000 volumi: quella dell'Accademia medico-chirurgica con 12,000 volumi, e la biblioteca dell'Archivio centrale con volumi 7,730, tra i quali oltre a 600 di edizioni del secolo XV e parecchi preziosi manoscritti: e la biblioteca centrale militare ricca di 21,000 volumi di opere militari, scientifiche e storiche; e quella del Duca di Genova, ricca d'opere e di manoscritti d'arte militare, legati dal dotto cav. Cesare di Saluzzo, educatore dei figliuoli di Carlo Alberto.
Dicesi che di queste sei biblioteche vogliasi fare una sola da essere ordinata nelle sale del Palazzo Madama, a pubblica utilità. Se questa idea ha effetto, nel centro della città, la gioventù subalpina, in ogni tempo studiosissima, troverebbe nuovi agi a coltivare le scienze, le lettere e le arti.
Basti ricordare che tre giovani fondarono in Torino l'Accademia delle Scienze, come alcuni giovani quella di Bologna.
Francesco Maria Zanotti, scrivendo l'elogio di Eustachio Manfredi, narra che quel famoso matematico ed astronomo, essendo ancor giovinetto, in Bologna sua patria applicatosi alla filosofia, raccoglieva in casa sua molti suoi colleghi per provarsi nell'arte del dire; e che da siffatti domestici esperimenti ebbe origine quella illustre Accademia delle Scienze. E addì 31 ottobre 1833, la nostra R. Accademia delle Scienze celebrando la ricorrenza del cinquantesimo anno della sua fondazione, il venerando conte Prospero Balbo, che la presiedeva, ricordando gli esordi di così nobile instituzione, nel suo discorso disse: «Un giovane uffiziale, il cavaliere poi conte di Saluzzo, un altro giovine, già con maraviglioso esempio professore in quelle scuole (dell'Università), il Lagrangia; un giovane dottor di medicina, il Cigna, ne furono arditamente i primi fondatori».
Gli esempi de' giovani preclari di Torino, non dissimili da quelli della dotta Bologna, trovino ai dì nostri frequenza d'imitatori! E mai non mancherà sulle rive della Dora, ove oltre la Università e l'Accademia delle Scienze, molti sono gl'instituti aperti al progresso d'ogni sapere.