Ludovico di Savoia, Principe di Acaia e del Piemonte, la fondava nel 1405 per compiacere ai professori di Pavia e di Piacenza fuggenti la Lombardia contristata da vicende politiche dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti. Per tal guisa nel secolo XV i Principi di Savoia accoglievano ospitalmente la Scienza profuga dalle città lombarde, come ai tempi nostri accolsero nel Piemonte la Libertà esulante dalle altre provincie italiane.

La Università di Torino fu onorata di privilegi da Papi, e nel 1412 da Sigismondo imperadore: fu affidata nel 1424 da Amedeo VIII ad uno speciale Consiglio, che di poi prese il nome di Eccellentissimo Magistrato della Riforma, con ottime leggi condotto dal Duca Emanuele Filiberto e dal Re Vittorio Amedeo II.

Spesso i trasferimenti nuocono a ben fondate instituzioni, onde anco i buoni studi soffersero, quando la Università per traversìe dello Stato dovette abbandonare il luogo natìo e migrare in Chieri e Savigliano. Ma tornata in questo suolo tanto acconcio a dare stabilità alle utili discipline, andò aumentando di sapienti professori e di scolari, che qui convenivano da lontane regioni.

Da Vittorio Amedeo II la R. Università ebbe il maestoso edificio, che ora occupa, compiuto nel 1719. Le statue in marmo del munificente Re e del suo erede, opera dei fratelli Collini, sorgono entro due nicchie nel portico del cortile, che può dirsi museo archeologico.

Il Supremo Magistrato della Riforma è sapiente instituzione, che nel suo stesso nome allude al costante ed ordinato progresso delle scienze, e fu grandemente ammirata al sorgere di questo secolo dall'imperiale Legislatore di Francia.

Ambrogio Rendu, l'illustre padre di Eugenio, dell'insigne amico d'Italia nostra, nella compilazione ch'ei fece, come segretario, degli atti fondamentali della Università imperiale di Parigi, disse:

«Il Bonaparte passava per Torino. Un giorno, mentre percorreva il palazzo della Università, si fece recare gli Statuti che la reggevano. Ne traluceva qualche cosa di grande e robusto che lo colpì. La grave autorità che sotto nome di Magistrato della Riforma reggeva il corpo insegnante; questo corpo medesimo, unito per mezzo di dottrine comuni e liberamente sommesso a doveri puramente civili che lo consecravano all'istruzione della gioventù come ad uno dei più importanti uffici dello Stato; nobile confidenza del potere sovrano, che concedeva al Consiglio incaricato della direzione generale un diritto permanente d'interna legislazione e di continuato perfezionamento educativo; quest'ordine stabilito sulla base imperitura della fede cristiana; tutto questo sommamente gli piacque e ne serbò ricordanza tra i più strepitosi trionfi. Ricco di glorie militari, sollecito delle generazioni future, fondata solidamente l'amministrazione civile, rialzati gli altari, promulgato il Codice Napoleone, sostituiti i Licei alle scuole o accademie centrali, dopo aver rigenerato le scuole di medicina, creato quelle di diritto, volle stabilire anco per la Francia un sistema compiuto d'istruzione e di educazione pubblica. Ricordevole dell'Università di Torino, ne aggrandì l'idea, come tutto ciò che il grande Capitano toccava, alla stregua del suo impero e del suo genio: creò l'Università imperiale».

Il che venne eloquentemente confermato dal celebre naturalista Cuvier, quando nel 9 aprile 1810 parlando ai Professori adunati nella grand'Aula del nostro Ateneo, dopo aver accennato agli illustri uomini che in esso eran fioriti, entrò a ragionare delle Costituzioni che lo governavano, e disse:

«Il vostro Ateneo dee tornare a gran vanto della Università imperiale, anche sott'altro riguardo; perchè da esso l'Imperatore pigliò norma ed impulso alla sua stupenda rigenerazione degli studi».

La nostra Università, sì giustamente celebrata, crebbe di gloria ampliandosi nell'insegnamento, e sempre più arricchendosi di gabinetti scientifici[35] e di maestri insigni. Oggi è governata dalle leggi del 13 novembre 1859 e del 31 luglio 1862, e dai Regolamenti approvati coi RR. Decreti del 14 settembre e 5 ottobre 1862. Vi s'insegnano teologia, giurisprudenza, medicina, lettere, filosofia, scienze fisiche e matematiche con cinquanta professori ordinarii, diciannove straordinari o incaricati, ventotto professori onorari ed emeriti, e con centotrentuno dottori collegiati. Nel Borgo San Salvario, non ha guari, si assegnò un caseggiato alla Scuola Veterinaria, e la Scuola di applicazione per gli ingegneri, felice creazione della legge Casati (13 novembre 1859), fu aperta nel Castello del Valentino, dove la severa Matematica vien rallegrata dal verde dei giardini circostanti, dal mormorio delle acque cadenti e dalle festose memorie del sito.