Combattevasi a cielo aperto e nelle tentate viscere della terra, e il suolo fecondo di morte era ben disposto a sconvolgersi contro gli assediatori. L'ultimo giorno d'agosto, già i Francesi da Porta Susa mettevano piede in Torino, passando sotto le opere avanzate della cittadella, ma il sergente artigliere minatore Pietro Micca, di Sagliano d'Andorno, risolvette di far saltare in aria ponti e bastioni, e fatto allontanare un suo compagno tentennante, ch'ei disse più lungo d'un giorno senza pane, diè fuoco alla mina, che con orrendo fracasso e magnanimo disastro seppellì sotto le rovine lui e i nemici, entrati in quelle insidiose gallerie.

Cinque giorni dopo, Maria Bricca coglieva all'impensata e faceva prigioni i nemici in Pianezza; e l'otto di settembre l'ardimentoso Principe Eugenio, giunto in buon tempo, saliva con Vittorio Amedeo da Chieri a Superga e dirigeva quella battaglia decisiva che fu detta di Torino, la quale toglieva l'alta Italia ai Francesi, dava gloria al Piemonte, e rassodava in soglio la Sabauda dinastia, i cui signori di Conti e Duchi, pel trattato d'Utrecht diventarono Re.

Chi mai potrebbe adeguatamente descrivere gli atti del valore subalpino in quel famoso assedio? Anco i fanciulli lavoravano ne' sotterranei, è le donne anch'esse, giovani e adulte, matrone e popolane, non atterrite dallo scoppio delle mine, dal tonare delle artiglierie e dalla pioggia fiammante delle bombe, fra i cadaveri e le macerie, accorrevano, italiche amazzoni, trasportando tavole, vinchi, fascine e masserizie d'ogni maniera, dove più fiero era il pericolo, nei luoghi infestati dalle batterie nemiche.

Le chiese sonavano di preci; i sacerdoti benedicevano i martiri della patria; i Principi Sabaudi e i Piemontesi, pigliando in gloria i patimenti, onoravano il loro secolo e il nome italiano; imperocchè l'augusta città della Dora erasi fatta un quartier militare e tutto il popolo un esercito combattente per la indipendenza e l'onore dello Stato.

Torino è dunque giustamente ammirata per le virtù guerresche, e n'è costante maestra nelle sue massiccie caserme, nelle famose scuole d'artiglieria, e nella celebre Accademia militare, che diede al Piemonte i più grandi ufficiali del Genio, e che da ora in poi li darà al Regno d'Italia. Inoltre ci ammaestra coi preziosi documenti di valore raccolti nel Museo d'artiglieria, diretto dal capitano Angelo Angelucci da Todi, accurato e vivace scrittore di archeologia militare; e con quelli dell'Armeria Reale, splendido subbietto a' miei versi.

VII.

Pubblica Istruzione.

L'arte militare non fu solitaria appiè dell'Alpi, ma crebbe accompagnata dalle altre virtù, che ci resero degni del libero Statuto datoci nel 1848 da Re Carlo Alberto, atti a gelosamente conservarlo, come la più bella ed efficace instituzione dello Stato, e fondamento vitale della rinnovata Italia.

I Governi rappresentativi ne' popoli si svolgono con serena prosperità, se hanno a subbietto una coltura austera e progredita come quella de' Subalpini.

Il principale santuario delle scienze in Piemonte è la R. Università degli studi, massimo ornamento alla via di Po.