—Io sono un profano, e lascio ai divoti la storia delle chiese. Per me desidero nelle tue pagine la vivace descrizione de' festosi teatri di Torino, principiando dal Regio e dal Vittorio Emanuele, due massimi delubri di Euterpe e Tersicore. Dovresti pur narrarci i trionfi dell'ingegno italiano, quando sulle scene del Carignano e del d'Angennes si davano le prime rappresentazioni delle tragedie dei nostri Alfieri, Pellico e Marenco e del ligure Ippolito D'Aste, e le commedie dei nostri Nota e Brofferio e del ligure Chiossone. Ricordaci il bel teatro del cortese amico cav. Gerbino, e il teatro Rossini in cui con applaudite prove Bersezio, Garelli, Pietracqua e Zoppis mantengono in onore la commedia nel dialetto e ne' costumi del Piemonte.

Non basterebbe un grosso volume, io risposi, a descrivere tutti codesti monumenti di cielo e di terra; ma io non faccio la storia nè l'itinerario di questa città. Chi voglia averne contezza, ricorra alle opere del Paroletti, del Cibrario e del Ricotti, legga la Descrizione di Torino del Bertolotti e quella del Giuria, e ne cerchi i particolari nel Dizionario storico-statistico del Casalis, ed anche nelle Passeggiate autunnali del Baruffi.

Io sono un paesista che trovandosi in cospetto di maravigliosa città, irrigata da fiumi, cinta da côlli, maestosa di vie, teatri, templi e palagi, e abitata da popolo industre, dotto e belligero, coglie questo e quel punto di veduta per ritrarre sinteticamente in tela il complesso delle cose ammirate.

Peccato ch'io non possegga la tavolozza ed i colori di Massimo d'Azeglio!

Ed eccomi senza quasi avvedermene entrato a parlar di pittura e delle altre arti, argomento che si affaccia a quanti vengono a visitare le città italiane.

XV.

Belle Arti.

«Non ha il Piemonte un'antica successione di scuola pittorica come altri Stati, nè perciò ha men diritto di aver luogo nella storia della Pittura[44]».

Così scrisse il Lanzi. Ma oggi Torino acquistò tali elementi di vita artistica da gareggiare colle più illustri città sorelle, onde stimo bene d'indagare le origini di questa sua crescente gloria.

Fino dal 1652 in Torino si era creata una Società di Artisti, denominata Università di pittori, scultori ed architetti, detta anche Compagnia di S. Luca, la quale nel 1675 cominciò ad acquistar fama aggregandosi all'Accademia Romana dello stesso nome. Crebbe di autorità ai tempi della Reggente Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia, che nel decreto del 29 agosto 1678 la prese a proteggere in singolar modo e le assegnò sede nei reali palagi.