XIX.
Arte e Patria.
Non lascerò così grato argomento senza prima far cenno che l'Arte, considerata nel complesso de' suoi attributi, qui spesso rappresentò i destini della patria, e li preparò talvolta.
L'Architettura dai Cesari di Roma ad Emanuele Filiberto ricorda gli avvenimenti di sei tempi diversi nel turrito edifizio Augustale, il quale, ristaurato dal Municipio, spiccherà venerando, abbattute le case che ne impedivano la vista. L'Architettura narra i fasti e i lutti della stirpe Sabauda e del Piemonte, additandoci la Reggia e i reali Castelli e il Palazzo Carignano, culla di Carlo Alberto e del Parlamento del Regno italico. Essa, guidandoci al ponte di pietra a cinque archi onde si varca il Po, c'invita a salutare in cima ai côlli torinesi la Basilica di Superga, dedicata a Maria, sepoltura dei nostri Re. Quel tempio, architettato dal Juvara, è monumento di vittoria nazionale, eretto da Vittorio Amedeo II in ringraziamento a Dio per aver liberato questo combattuto paese dall'insolenza forastiera.
Guardando a Superga, ripetiamo esultanti colla Debora del Piemonte, Giulia Colombini:
«Oh! salve dal tuo côlle
Di patria indipendenza alto trofeo!
. . . . . . . . . . . . . .
Tu il sorriso del ciel sui brandi nostri,
Tu il prodigio d'amor Micca ci mostri.
Sul vinto baluardo
Spiegava lo stendardo
Il Francese guerrier: l'ardito esempio
Cento seguiano e cento;
Ma, nuovo Curzio, nel fatal momento
Diede il suo capo il Gran Biellese, e volle
Sè stesso per la patria in sacramento;
Scoppiò l'accesa polve, e glorïoso
Micca su mille eroi tomba si aderse.
Oh viva eterno! E laude a te che, sperse
L'armi Franche, o Amedeo, vittorïoso
Innalzasti sul monte
Simbolo di salvezza, ara al Piemonte!»
Colla Basilica di Superga la Monarchia Sabauda ringrazia Iddio in vetta ai côlli torinesi; e alle loro falde il popolo subalpino lo ringrazia nel tempio della Gran Madre di Dio.
Quella chiesa, edificata col disegno del Bonsignore, ricorda il Panteon di Roma e il tempio del Canova in Possagno. Benchè posta sovra alto basamento con pronao grandioso ed ardito, trovasi oppressa dalle colline circostanti, ma nella mia mente quella chiesa prende gigantesche proporzioni, e dai côlli si eleva sfavillante d'insolito splendore, quando ricordo essere stata costruita per volo del Corpo Decurionale Torinese (1818), dopo il ritorno della stirpe Sabauda dalla Sardegna al Piemonte. Fra le colonne del tempio circolare ricordo le feste cittadine al cessare della gallica dominazione, e il solenne ingresso in Torino di Vittorio Emanuele I, addì 20 maggio 1814. Alla erezione di quella chiesa esultò il Piemonte, che vide restituita la dignità nazionale a queste regioni, riacquistando la dinastia di que' Principi che per otto secoli n'erano stati i reggitori e i padri, educando il popolo alle armi ed alle industrie, e a mantenersi libero dal giogo straniero.
L'arte statuaria con maggiore evidenza ci narrò i fasti della patria effigiandone gli eroi.