Gli affreschi della Sala Taffini sono l'ultima e la principale opera di Giovanni Antonio Molineri. Al pari di lui altri valenti dipintori nel suolo subalpino colorarono le imprese eroiche della patria, e volentieri andrei accennando i loro lodati lavori sparsi nella città, se non mi sentissi tratto nel palazzo reale a contemplare più che altrove convenute le Arti belle a illustrare i politici accorgimenti e le virtù guerresche e civili degli Italiani.
XX.
La Reggia.
Entrati nel palazzo dei Re d'Italia, l'animo nostro è compreso di maraviglia salendo il maestoso scalone di bianchi marmi, che per doppio ordine di gradini mette ai regali appartamenti.
Diverse belle statue ricordano illustri nomi: il Conte di Carmagnola, lavoro del Dini, il Principe Tommaso, scoltura dell'Albertoni, e Re Carlo Alberto, statua del Vela, rimpetto ad una nicchia vuota, che aspetta dal Varni quella di Emanuele Filiberto.
Nei quattro campi laterali allo scalone veggonsi dipinti ad olio quattro quadri, ne' quali sfavilla la mente italiana.
In uno de' campi Gaetano Ferri rappresentò il matrimonio di Adelaide Contessa di Torino con Oddone di Savoia. Presso a quello il Gastaldi dipinse Tommaso I, che concede carte di libertà a parecchi Comuni dello Stato. Di rincontro a questo quadro Enrico Gamba, l'autore dei Funerali di Tiziano, ritrasse il magnanimo Carlo Emanuele I, il quale, per vendicare la indipendenza d'Italia, pronto alle battaglie, sdegnosamente restituisce a Don Luigi Cajetano, ambasciatore di Spagna, il Toson d'oro, e gli ordina di partire nel termine di ventiquattro ore. Nel quarto campo il Bertini ritrasse nella villa del Parco presso Torino Filippo d'Este che presenta Torquato Tasso al Duca Emanuele Filiberto, il quale graziosamente lo accoglie fra personaggi delle Corti di Savoia e d'Este, e della Repubblica di Venezia.
Ebbi un dì la grata ventura di rivedere la tela del Bertini mentre un bel raggio di sole vividamente illuminava il mesto volto del poeta a cui stringe amorevolmente le mani Emanuele Filiberto, in segno del patrocinio onde i Principi di Savoia sempre furono larghi verso nobili ingegni.
Levando gli occhi dal Tasso vidi irradiata nella volta l'apoteosi di Carlo Alberto, affresco dal Morgari; e guardando attentamente allo scalone e all'atrio, comechè spaziosi, mi sembrarono angusti a tanta dovizia ivi accolta di sculture e di dipinti.
Entrato nei reali appartamenti saluto l'Hayez che in ampia tela pennelleggiò la sete tormentosa dei Crociati presso Gerusalemme, ed il Podesti nel Giudizio di Salomone. Quindi errando di sala in sala fra arazzi di antica fabbrica piemontese, fra madreperle e fra maioliche del Giappone e di Sèvres, fra vasi di malachite e lavori di tarsia, fra dorature ed intagli di ogni maniera in legno, e fra bianche colonne di marmo coi dorati capitelli corinzii, oh! spesse volte mi è dolce fra tanta luce venerare l'Arte e la Patria.