Sparsa in Torino la infausta notizia della Convenzione, gli animi de' cittadini si commossero, e per le vie e nelle piazze si manifestò l'indignazione popolare. Ma i cittadini che tumultuarono, non erano ostili alla causa nazionale, anzi ne erano provati caldeggiatori.
Molti, gridando Roma o Torino, lamentavano nel trasferimento a Firenze lacero il decreto della nazione, con cui si acclamò Roma per futura sede del Regno d'Italia.
Non pochi temevano che avesse a correre pericoli la Monarchia spostandosi dal suolo nativo, e con lei la unità italiana assicurata nella R. Stirpe di Savoia.
Nè mancarono di quelli che, ammaestrati dalle cessioni di Savoia e Nizza, temevano nel patto colla Francia si nascondesse qualche disonesta cessione di terra subalpina; onde ripetevano col Bolognese Eustachio Manfredi:
«Vidi l'Italia col crin sparso, incolto,
Colà dove la Dora in Po declina,
Che sedea mesta, e avea negli occhi accolto
Quasi un orror di servitù vicina».
Que' malcontenti non erano tali da dare scosse allo Stato più fiere di quelle che cagionava la Convenzione del 15 settembre. Erano gridatori inermi e nulla più, come vien provato dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta dettata dal non piemontese Sandonnino, e dalla relazione del deputato Ara in nome del Municipio[49]. Non si aveano dunque a trattare come briganti armati nei burroni delle Calabrie, o come nemici schierati a battaglia sul Mincio.
Sarebbe bastato a quietarli il pacificatore Mazzarini, che nell'atto della zuffa fece sospendere l'azione guerresca agli eserciti di Francia e di Spagna contendenti in Casale; o meglio l'oratore Alfonso Lamartine, che colla potente parola salvò Parigi dalla guerra civile. Invece si ricorse ai mezzi con cui furono domati i Giannizzeri, ribelli alla legge musulmana.
L'egregio sindaco marchese Rorà e il Municipio espressero al Governo il cordoglio della indignata Città per l'effusione del sangue fraterno in Piazza Castello nella sera del 21 settembre: ma non valsero i loro consigli ad impedire che nuovo sangue d'Italiani fosse sparso nella notte seguente.
Inorridisco al ricordare gli allievi Carabinieri quando dalla porta della Questura in Piazza S. Carlo coi moschetti fischianti irruppero sull'affollato popolo inerme!