Volsero sette secoli dacchè i Bensi ottennero parte del feudo di Sàntena che apparteneva al Capitolo dei canonici del duomo di Torino, e nel secolo XVII ebbero poi dal duca di Savoia la contea di Cavour per la gloriosa difesa di Montemeillan, in Savoia, fatta dal loro Goffredo.

Carlo Emanuele III nel secolo scorso eresse a marchesato la contea di Cavour; e da quel tempo i primonati della famiglia Benso presero il titolo di marchese di Cavour, lasciando ai secondogeniti quello di conte di Sàntena.

XXVI.

Il castello di Sàntena non mostra segni della prima sua costruzione: ora è magnifico palazzo, con ai fianchi la torre che appartenne al conte di Baldissero. Assai pittoresca è quella torre merlata con finestroni e feritoie di foggia gotica, e folta di edera che le si abbarbica bizzarramente sui rossi mattoni.

Dal castello per doppia e bella gradinata si scende verso levante nel fiorito parco, che stendesi ampiamente, allegro per giardini ed ombrosi viali fra olmi, quercie e platani annosi.

Filippo Cordova ed io, accompagnati da cortesi persone, entrammo a visitare le vaste ed ornate sale del castello, che furono frequente soggiorno al Conte Camillo.

Ammirammo effigiati dai pittori scenografi Vacca e Fabrizi alcuni episodi dell'Iliade, fra i quali vedesi Achille che dietro al carro trionfale trascina intorno alle mura di Troia il miserando cadavere di Ettore. Quello spettacolo di morte contrasta coi quattro leggiadri puttini che sorridenti si dispiccano dalla vôlta, quasi se fatti a rilievo.

Vedemmo inoltre ritratti di parecchi della famiglia Cavour e la effigie dei santi uomini Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, ed Amedeo di Clermont, principe e vescovo di Losanna, congiunti di sangue ai Cavour dal lato materno.

Il Conte Camillo era figlio secondogenito d'una De Sellon, ginevrina, nipote del celebre conte Sellon che propugnò l'abolizione della pena di morte, onorando e premiando chi meglio scrivesse intorno a così arduo argomento, e fondò la Società della Pace, con cui voleva por fine alle perpetue discordie del genere umano.

Il Cordova, additandomi appesa ad una parete l'effigie del conte Sellon, avvertiva che i lineamenti del suo sembiante ricordano quelli del nipote Camillo, e dalla somiglianza dei loro volti facendosi a ragionare della corrispondenza de' loro intelletti, assennatamente mi disse: