La piccola croce, che, come straniera al carattere dell'edifizio, sovrasta alla porta, ci ricorda le ultime ore del Conte, in cui la fede cristiana coronò tutte le glorie dell'uomo di Stato.
Entrammo nella funebre cappella. Sono di marmo nero le sue pareti e le due colonne che la reggono coi bianchi capitelli di marmo carrarese. In fondo vi ha un altare, e nelle lapidi le scritte ricordano i recenti sepolti. In quella dell'uomo, per cui colà movemmo, si legge:
CONTE
CAMILLO BENSO DI CAVOUR
NATO IL X AGOSTO MDCCCX, MORÌ IL VI GIUGNO MDCCCLXI.
Presso di lui giacciono le ceneri del suo fratello Marchese Gustavo, filosofo cristiano, e le spoglie del suo nipote Augusto, guerriero della patria, morto ventenne nel 1848 per le ferite riportate nella battaglia di Goito.
Alle pareti sono appese ghirlande e scritti che il Comitato Veneto, Società di operai, Collegi nazionali e frequenti pellegrini tributarono al sepolcro del Conte Camillo.
Mi fu detto, che in una delle nicchie della cappella sarà collocato il busto in marmo del nipote Augusto, commesso al Vela; che in mezzo al tempietto si ergerà un monumento degno del Conte Camillo e dell'erede; e che, a maggiormente decorare il tempietto funerale, la porta, ora di legno, sarà fatta di bronzo e fusa secondo il disegno del Marochetti.
Sia lode a chi sì nobilmente decorerà quel pio luogo, in cui molta è la frequenza de' pellegrini nostri e forastieri, fra l quali vien ricordato il Russo Stefano Sivereff, membro e consigliere ordinario dell'Accademia di Pietroburgo, che nel 1861 insieme col suo giovane figliuolo andò a prostrarsi innanzi al sepolcro del Conte Camillo.
E noi tutti Italiani prostriamoci addolorati e riconoscenti. Nelle principali nostre città in onore di lui furono celebrate solenni esequie, recitati funebri discorsi, e ad eccellenti artisti si commisero marmi storiati. La sua nipote, contessa Alfieri-Cavour, diresse al sig. De la Rive[50] una lettera, nella quale, narrando la malattia e gli ultimi istanti dello zio, gli consacrò un monumento di affetti domestici nobilmente espressi; Nicomede Bianchi[51] gli consacrò un monumento di sapienza politica rivelando arditi accorgimenti del grand'uomo; e Giuseppe Bertoldi[52], tributandogli un monumento di classica poesia con due canzoni, vien collocato, dice il Tommaseo, d'un tratto fra i primi artefici che abbia l'Italia del verso, primo che abbia il Piemonte e che mai forse avesse.
Ma il massimo dei monumenti a Camillo Cavour sarà l'Italia stessa cogli allori dei Campidoglio.
Stavamo per uscire dalla cappella, quando il sig. Francesco Rey ci presentò un libro, in cui i visitatori registrano i loro nomi. Il Consigliere di Stato, mio compagno al pio pellegrinaggio, vi scrisse: