Ora Italia rinacque, baciando
Del tuo sacro volume le carte;
Pria si fece concorde nell'arte
Coll'unanime culto per te;

Poi coll'armi di Micca e Ferruccio,
Disfidando l'avversa fortuna,
Seppe farsi in te libera ed una,
Nelle leggi concorde e nel Re.

Ora Italia trïonfa secura
Nella fè del tuo divo pensiero,
E già torna al suo pristino impero
Dalla notte di barbare età.

Coll'eloquio di Tullio e Marone
Dal Tarpeo dominò l'universo,
Coll'eloquio che informa il tuo verso
All'antico splendor tornerà.

Da vetusto ed informe linguaggio,
Fra le plebi obblïato di Roma,
Germogliò con leggiadro idïoma
La parola del nostro avvenir;

Crebbe al sole d'illustri memorie
Da Toscani cantata e da Sardi[57],
E si accese di spirti gagliardi
Nelle prove del patrio martir.

Ebbe alfin questa degna parola
Delle muse la gloria suprema,
Dal civile tuo sacro pöema
Suggellato d'eterna virtù;

Ed espresse fra gli odî fraterni
La bontà dell'ingegno latino,
Viva sì ne' tuoi carmi, o Divino,
Che per tempo scemata non fu.

La bontà degli etruschi ardimenti,
Che l'incendio agitò de' tuoi carmi,
Nella possa irrompeva dell'armi
Onde valse il Tedesco a domar;

Penetrò nell'insubre congegno
Che gli elettrici messi governa,
Del Cenisio negli antri s'interna
E di Sue ricongiunge i due mar.