Anima bella, che dal buio uscita
Della mortal vallea, drizzasti il volo
Agli splendor della seconda vita;
O Teresa gentil, vedovo e solo
Quaggiù l'Eletto che ti fu consorte,
Si lagna a te per insanabil duolo.
Ed io compunto dell'acerba sorte,
Fa cor, gli dissi, e contra i mille strali
Della fortuna opponi anima forte.
Tu che del tempo l'ira invitto assali,
Erodoto novel, ne' dotti studi
Ti riconforta de' sofferti mali.
A te conviensi disfidar de' crudi
Eventi le procelle, a te fia gloria
Sdegnar del mondo i miseri tripudi.
Tu che dell'egra patria alla memoria
Porgesti, quasi farmaco sicuro,
L'augusto onor della sabauda istoria,
Torna a svegliar de' secoli che furo
I magnanimi gesti, e nuova lena
N'avrà d'Italia il fato alfin maturo.
Vieni meco a spirar l'aura serena
Fra i pioppi della Dora, e fanne aperti
I patrii fasti onde la mente hai piena;
E i campi, dove più sembran deserti,
Di tua scïenza popolati al lume,
Mi narreran del secol prisco i merti;
Sì che levato oltre il volgar costume
Ad ardua meta, di te degno io sia,
Mentre a te vo sacrando il mio volume.