Alte giogaie cerchiano il lago e l'ospizio, distinte ciascuna da nome che ne indica la natura o alcuna particolarità.

Il tenente Majneri, operoso lombardo colà mandato dal nostro Governo per lavori trigonometrici, m'indicava quei nomi, e stando noi presso l'ospizio:

—Guardate, mi diceva, a mezzodì quella giogaia grave di lucide ghiacciaie; è la punta di Bart; di là piegando fra meriggio e ponente, s'incontra il Lago bianco, così detto dalla chiarezza delle acque. Quell'altro picco è la punta di Malamet, e nella parte occidentale, nuda dì alberi ed arida, ci si presenta la Rocca bianca, alle cui falde si estende il piano del piccolo Moncenisio, e al nord-ovest vedete la roccia di Clery così abbondante di camosci, che vi corre il proverbio:

Quand sur le Clery il n'y aura plus de chamois,
Notre Roi n'aura plus de soldats.

Dalla parte nordica i gioghi della Tarantasia ci segnano la via che mette a Lansleborgo, primo paese di Savoia, che s'incontra scendendo la Ramassa pel versante del Cenisio opposto a quello che salimmo, e piegando al nord-ovest ci si mostrano le rocce de Ronche, che vanno ad unirsi alla Rocca-Michele, coronata dalle eterne ghiacciaie di Lamet.—

XV.

Fui ben grato al cortese Majneri, mentre in mezzo a quell'orrido anfiteatro di picchi e di geli ci sorridevano liete ore nell'ultimo piano del Cenisio, a 2100 metri sopra il livello del mare; e Norberto Rosa usciva a celebrare le trote del lago con questo bizzarro sonetto:

Chi vuol saper quanto può fare il caso
Nell'accoppiar due disparate teste,
Qui del Cenisio sulle algenti creste
Venga, e ben tosto ne sarà persuaso.

Vedrà il cantore dalle note meste
Che il Sinaï e il Taborre ebbe a Parnaso;
E il segusin che ritentò le peste
Di quel d'Arezzo che cantò del naso.

Vedrà il primier, in suo pensiero assorto,
Tener sul lago le pupille immote:
Immote sì da disgradarne un morto!