Dalle reliquie d'un antico monastero trasportiamoci alle recenti rovine d'una celebrata fortezza, della Brunetta, che nel secolo scorso, fra la Cenisia e la Dora, propugnacolo del Piemonte e d'Italia contro i nemici d'oltralpi, su d'un'acconcia giogaia distesa al nord-ovest di Susa, faceva innalzare l'accorto re Carlo Emanuele, commettendone l'incarico al Bertola, uomo espertissimo nell'arte militare.
Chi nel descriverla uguaglierà mai lo storico Botta, che giovanetto la vide, maravigliando, in tutta la pompa de' suoi baluardi? Io leggendo la descrizione ch'egli ne fa, innanzi ai frantumi ancora giganteschi di quella fortezza, mi sentii preso d'un sacro entusiasmo, siccome quando in Tivoli presso la villa di Mecenate io leggeva le odi di Orazio, in Siracusa dalle eminenze dell'Epipoli le Verrine di Cicerone, e qualche pagina della Gerusalemme del Tasso sulle sponde del Giordano.
«Opera affatto romana fu, esclama il Botta; i forestieri la visitavano come maraviglia, e maraviglia era veramente per la grandezza del concetto, per la pazienza degli uomini in farla, per la maestrìa dell'arte, per la fortezza delle opere. Brunetta la chiamarono, e cinta era di otto bastoni. Venne scavata nel vivo sasso: di vivo sasso erano i bastioni e le cortine, di vivo sasso la unica strada, per cui vi si saliva, con cannoniere e feritoie da ogni lato. Vi si scorgevano le ruvide, aspre, scabre e sporgenti schegge del macigno rotto con l'artifizio delle mine. Non so, ma a chi dentro e d'intorno vi si aggirava, qualche cosa d'infernale e di tremendo appariva. Tra quegli spezzati, e quasi direi lacerati macigni, tra le fauci cupe delle vicine valli, tra quelle ombre scure, e quasi direi fatidiche, che di verso occidente, declinando il sole all'occaso, dalle montagne calano, e le sottoposte fondure ingombrano ed abbuiano, tra il romore della veloce Dora e della velocissima Cenisia, tra quell'immenso sipario dell'Alpi, che alla poderosa Francia accenna, tra quell'altezza della Rocciamelone, che quivi vicina a foggia d'altissima torre i monti signoreggia, e porta in cima una cappella dedicata all'umile Vergine, madre di Dio, l'anima s'innalzava, e da questo mondo si separava, piena di spavento, di religione e d'orrore»[16].
XXXV.
Quali guerre sostenne la Brunetta? Quali vittorie ci apportò? Come finalmente ancora giovine e bella cadde in frantumi?
Senza un fatto d'armi che la illustrasse, vergine di sangue umano, dopo soli sessanta anni di vita, nel 1796 cadde al cenno di Napoleone I, che sceso in Italia per altre vie, nella febbre de' suoi trionfi la volle smantellata; e la Sabauda Guardiana delle Alpi dovette piegare all'arbitrio del più forte.
Nella piazza d'armi (31 agosto 1855), lasciato a destra il convento dei PP. Cappuccini, e lo scalo della strada ferrata, per un viale di platani trassi alla giogaia su cui giacciono le reliquie della Brunetta. S'incontrano i frantumi del ridotto di Catinat, propugnacolo di poco conto già esistente prima che si costruisse quello della Brunetta: e non del tutto cadute le mura del forte di Santa Maria: e della Brunetta si veggono i solchi delle mine per i tre ordini di bastioni operati nel vivo sasso verso Francia, e prostrate le caserme e i baluardi e l'ospedale di cui rimangono solo in piedi due archi; e del palazzo del governatore una parete in cui è dipinta una meridiana, colla data del 1726. Visitai que' luoghi con dolore; e quando mi trovai fra le macerie della chiesa, anch'essa atterrata, tutto mi vinse il sacro orrore di quelle vaste rovine, reso ancora più solenne dalla cupa vista del selvoso Mompantero, dietro cui giganteggia il Rocciamelone.
Il Rana, ingegnere susino, cui venne affidato l'incarico di smantellare quella fortezza, compiè il doloroso uffizio sull'incruenta meraviglia dell'arte militare, e pianse: e Pietro Contrucci, quando ancora le ceneri di Napoleone I dormivano sotto il salice di Sant'Elena, colla seguente patetica epigrafe fece parlare la rovinata Brunetta:
IL VIGILE GVARDIANO DELLE ALPI
POSE ME TORREGGIANTE SV QVESTO MASSO.
EBBI VITA BREVE E IMMACOLATA DAL SANGVE.
NAPOLEONE
A VILIPENDIO MAGGIORE DEI CONQVISTATI
ME VOLLE DIVELTA
PER I NIPOTI DEI MIEI AVTORI.
AMBI SIAM NVDE MEMORIE CON DIVERSA FAMA.
VN SALICE APPENA ADDITA
LA TOMBA DEL GVERRIERO.
AMPIE ROVINE
IL LOCO OVE IO SORSI SVPERBA