E parlavan del Ben che sempre dura,
E delle rose ch'ei lassuso eterna
Per chi si leva dalla terra impura
All'empireo giardin che mai non verna:
E tu nell'ineffabile sorriso
Significasti la tua pace interna.
Ahi! m'afflisse il mirar nel tuo bel viso,
Quando alla dolce illusïon fui tolto
Da lagrimosi guai che m'han conquiso.
Era lo sposo tuo che ruppe il molto
Dolorar ne' singulti a me d'accanto,
E presso al caro effigïato volto
Mostrando sovra eburnea croce il santo
Martire del Calvario, ah! ne' sospiri,
Amore e morte, dir parea col pianto.
Cittadina del ciel, tu che i martìri
Puoi consolargli col benigno raggio
Che accende l'aurea sfera in cui t'aggiri,
Deh! tu l'aiuta sì che possa il saggio
Colla virtù della civil parola
Far nuovo al Sire ed all'Italia omaggio.
O grazïoso spirto, a lui deh! vola
Nel mormorio de' zeffiri söavi
Onde il Chiuson le afflitte alme consola;
E di un sorriso rallegrando i gravi
Lutti nell'odorifera pineta,
Torna al poggio ospital che tanto amavi[iv].
Se incontrerai me pellegrin pöeta
Col tuo fedele che mi fu sì pio,
Deh! mi piovi nell'anima inquïeta