XVII.

Eccovi, miei lettori, a sei miglia da Susa, su le due rive della Dora, due leggende, cavalleresca l'una, religiosa l'altra, frutto ambedue della storia di que' popoli. Imperocchè le leggende sono un elemento storico ampliato, e talvolta travisato dalla immaginazione delle moltitudini.

I dominatori stranieri che in diverse età irruppero dalle Alpi colle barbare armi, facendo violenza alle porte d'Italia, e singolarmente Carlomagno col seguito lungo de' suoi paladini, il feudalismo, che di torri e di merli cerchiò le cime de' monti, e i martiri della legione Tebea, e i ricchi monisteri, e i potenti abati, e ferocie di guerra e carità di religione lasciarono forti ricordanze nelle menti dì questi popoli, per cui ne sorse in Val di Susa gran numero di leggende cavalleresche e religiose, che porgerebbero abbondante materia di studio all'erudito filosofo.

Tale non è il mio assunto: io sono umile espositore dì memorie che traggo ora dalla storia ed ora dalla tradizione, e spesso dallo spettacolo della natura e dalla imitazione che ne fa l'arte; e appoggiato all'adunco bastone che mi donò un arcade pastore fra le rovine di Messene, seguito il mio cammino, come il cielo m'inspira, meditando e scrivendo.

XVIII.

Sant'Antonino.

Da San Valeriano per ampia via carrozzabile, ombreggiata da piramidali pioppi, e su d'un ponte di legno varcata la Dora, fui guidato al paese di Sant'Antonino, e quivi domandai se nulla vi fosse di nuovo.

—Di veramente nuovo, mi fu risposto, abbiamo il prevosto Agostino Belmondo, accolto ora con feste popolari. Annessa alla prepositura v'ha la pingue rendita di cinque mila franchi, che il neo-prevosto saprà usare piamente, perchè evangelico pastore lo annunziano la fama e i versi del bravo sacerdote D. Picco.

Visitai il paese benedetto dal nuovo prevosto. Una volta l'aria vi era insalubre, e le pallide febbri vi avevano stanza perenne. Ora non più, perchè il municipio, non perdonando a spesa, costrusse canali per dar libero corso alle acque stagnanti, e ridusse a coltura campi paludosi, provvide il paese di buone acque, derivandole dai monti adiacenti, ed aperse vie comode, che mettono alle campagne ed ai vicini villaggi.

Da questi provvedimenti emerse una vita novella; crebbero il lavoro e il guadagno, sorsero abitazioni di ornata architettura, e il popolo si mostra gagliardo e fiorente di salute, e il farmacista Casasco, che spesso richiesto era di rimedi a domare le ostinate febbri, ora trova tempo a coltivare e distillare la menta piperita, molto pregiata nella valle e fuori.