I.
Sant'Ambrogio.
—Sì signori, se la Sagra di San Michele si murò sul monte Pirchiriano lo dobbiamo ad un miracolo.
—Ed ove invece doveva murarsi?
—In cima a quest'altro monte che gli sta a riscontro, e che chiamiamo il Picco di Celle.
—Oh! narrate, di grazia, come avvenne il miracolo.
—Ecco. La Sagra, come dissi, aveva ad innalzarsi nel Caprasio, sul Picco di Celle; ma i maestri muratori avendo quasi lavorato tutto il primo giorno per piantare le prime fondamenta, tornati il dì dopo per proseguire l'opera, più non trovarono traccia dei lavori del giorno innanzi. Pietre, mattoni, sabbia, calce, attrezzi, tutto era sparito!
—Oh!
—Allora l'architetto fece ricominciare il muramento con nuovi materiali e nuovi strumenti, e venuta la notte, ordinò che gli operai dormissero tutti quanti sul lavoro. E così fu fatto. I maestri muratori colla cazzuola e il martello in mano, si coricarono quali sur un mucchio di sabbia e quali sui muri stessi; e i falegnami si sdraiarono lunghi e distesi, chi sulle travi e chi sui loro banchi, impugnando una sega, una pialla, e via dicendo.
—E la mattina seguente?