Niccolò Tommaseo nel settimo anniversario dalla morte di Antonio Rosmini così parlò dello Spirito della sua istituzione. «Una delle prove del noviziato era l'assistenza agli infermi per lo spazio d'un mese almeno. E il Rosmini intendeva fondare un collegio di medici, per rendere filosofica insieme e religiosa la scienza, da tanti fatta men che mestiere. Il suo Istituto ammette coadiutori nelle arti meccaniche; così come ingiunge le missioni lontane: ed egli, stendendo alla grande regione dell'India il suo pensiero, desiderava trovare uomini che s'addentrassero nella filosofia de' Bramani per guadagnarli alla verità con l'aiuto della civiltà loro propria, intanto che altri per vigore di carità solleverebbero dalla natìa depressione i poveri Paria. Voleva imparassersi le lingue de' vari paesi; e in ogni cosa e luogo trattassesi principalmente con coloro da cui si possa imparare. Richiedeva l'esercizio del dire improvviso, non solamente per predicare, ma e pe' colloquii e per le scuole: le quali apriva e festive e notturne a uso dei poveri; e a' maestri degli elementi dava per protettore il Calasanzio; e diceva che dovess'egli accettare una cattedra, la pedagogia presceglierebbe alla stessa filosofia. Scelta insieme e umile e sapiente».
Il sodalizio della Carità, più che fra noi, è diffuso in Inghilterra e vien rispettato da quanti ne conoscono i seguaci. Io ne conobbi parecchi, che nobilmente operano e pregano su le rive del Verbano presso il sepolcro del loro celebre fondatore, e sul Pirchiriano intorno ai sepolcri dei Principi Sabaudi.
Quelli della Sagra di S. Michele insegnano gli elementi delle lettere ai poveri fanciulli del villaggio di S. Pietro, provvedendoli di libri e di pane, ed aiutano i parrochi dei paesi circostanti nell'evangelico ministero. Accompagnandomi intorno alla Badìa mi ricordavano gli antichi monaci dissodatori d'incolti terreni. Anche i Rosminiani convertirono ermi luoghi in ameni pensili giardini, ricreati da frequenti zampilli di acque ed allietati da rose, mirti ed allori, da platani, cedri e quercie, e da vigneti, che sospendono i loro grappoli fra l'edera di negre roccie, ed attestano il vigore della vita innanzi a caverne, crani e croci.
X.
La Bell'Alda.
Il prete Clemente dai ridenti giardini riconducendomi ai malinconici corridoi della Badìa, mi trasse al vecchio coro dei monaci benedettini, ora squallido e muto, e su d'una parete mi additò rozzamente dipinta la fondazione del monastero secondo la leggenda popolare. Dipoi, passando per l'andito, dove entro una cappella ammirasi Maria bellamente dipinta su tavola del Macrino d'Alba, mi condusse alle rovine dell'antica grandiosa dimora dei trecento monaci. Alla splendidezza dell'opulenta Badìa succedette lo squallore e il silenzio della morte tra frantumi di colonne, d'archi acuti e di capitelli. Accresce orridezza alle confuse macerie verso tramontana un profondo precipizio, innanzi a cui il prete Clemente mi disse:
—Qui si racconta una storia di lagrime. Leggiadra e desiderata fanciulla, detta Bell'Alda, per sottrarsi alle insidie d'un seduttore che la inseguiva, invocò l'aiuto di Maria, e leggiera come piuma di colomba spiccando un salto da questo vertice, illesa toccò il fondo dell'irto precipizio; ma Alda invanitasi di prova così felice, ne fece un secondo con diversa fortuna: restò morta giù negli spaventosi dirupi!
XI.
Due Salti.
Due salti di donna sono famosi nelle tradizioni e nei canti di Grecia e d'Italia. Ricordato dai Greci è tuttodì il salto di Saffo, e gl'italiani lamentano il salto di Alda.