Nè tacerò come uomini e donne, invasi da furore divoto, fur visti avventarsi contro i bastoni e le picche. Imperocchè, custodendo le sbarre un drappello di soldati tedeschi con armi per tenere indietro, come s’usa, la folla, scuotevano di continuo all’ingiro le picche ed i bastoni per incutere terrore. Un drappello di sbirri, frammisti ai soldati, non solo brandiva le armi, ma con torvo viso e minaccie osava irrompere nella calca, battendo e ferendo parecchi. Ne sorse una zuffa che durò tutto il tempo in cui l’arca rimase esposta. Molti ne uscirono colla faccia pesta e insanguinata; un birro fu battuto a morte da un giovane colla mazza istessa con cui gli aveva pestato un piede.

Non si potè conservare nella processione l’ordine secondo i gradi: e le due primarie magistrature della città altercarono, disputandosi il posto più vicino all’arca. Al governatore spiacque la contesa; ma si riappacificarono subito, e la gara fu piuttosto mossa da zelo che da umana ambizione. Credo che il Santo medesimo gioisse, contemplando dal cielo quel contendere intorno alle sue reliquie, e perfino i grandi inquieti in mezzo al popolare tumulto. Questa unica dimostranza mancava del cielo, partecipe al giubilo degli uomini, ovvero del nostro piccolo globo turbato per sì gran trionfo!

Compito il giro sull’imbrunire, l’arca fu riposta sopra l’altare maggiore. L’arcivescovo diede un pranzo frugale, e colle discipline usate da S. Carlo e Federico nei loro conviti dopo alcuna solennità, invitò quattro vescovi ed i fratelli Altemps, parenti di S. Carlo dal lato di madre. Anche il governatore in palazzo diede un pranzo militarmente frugale ai magnati ed a parecchi amici, che il dì vegnente ritornavano seco lui all’esercito. Egli prolungò la sua partenza d’un giorno: il sabbato 6 novembre da Milano avviossi per Pavia ad Alessandria.

FINE DEL LIBRO QUINTO ED ULTIMO.

[ Indice]

Dedica del Traduttore a’ suoi concittadini [Pag. V]
Introduzione. — Da un Ragionamento inedito del Traduttore sui principali Storici e Cronisti milanesi [VII]
Dedica dell’Autore agli Illustrissimi Signori il Vicario ed i Sessanta Decurioni del Consiglio Generale della Città di Milano [XXXI]
LIBRO PRIMO
CONDIZIONE DI MILANO PRIMA DEL CONTAGIO. — LA CARESTIA. — LA PESTE.
I. Prologo [3]
II. Posizione e stato della città avanti la peste [4]
III. Come gli apparecchj di guerra, indi la fame, cominciassero ad affliggere Milano [7]
IV. Dei governatori di Milano Fuentes, Velasco e Mendozza, e ancora dell’origine e delle cause di guerra [9]
V. Toledo, Figueroa, Consalvo di Cordova governatori di Milano. — Origine della carestia [10]
VI. Della fame che precedette la peste [12]
VII. Del pubblico Consiglio, ossia dei LX Decurioni di Milano che provvidero alla miseria generale [17]
VIII. Del Lazzaretto e della moltitudine de’ poveri in esso ricoverata [18]
IX. Discipline stabilite al Lazzaretto e nell’ospitale della Stella [20]
X. Il Lazzaretto è riprovato e si sgombra [23]
XI. Tumulto popolare per la carestia [25]
XII. La peste scoppia in Milano [37]
XIII. Furore e stoltezza della plebe circa la credenza della peste [40]
XIV. Pericolo corso dal protofisico Lodovico Settala all’incominciare della peste [41]
XV. I Magistrati pensano a più efficaci rimedj [44]
XVI. Il corpo di S. Carlo viene trasportato solennemente per Milano, onde impetrare che cessi la peste [47]
XVII. Dopo la processione s’accresce la peste [51]
XVIII. Aspetto ributtante di Milano pe’ mucchi de’ cadaveri e l’insolenza dei Monatti [53]
LIBRO SECONDO
GLI UNTORI.
I. Prologo [59]
II. D’un terribile e falso rumore divulgato in Milano ed all’estero [62]
III. Del Piazza, del Mora, del Baruello, e d’altri Untori [67]
IV. D’altri che a torto furono creduti untori, o per tali imprigionati [80]
V. D’un grande e insigne personaggio sul quale cadde il medesimo assurdo sospetto [88]
VI. Si espongono le opinioni di filosofi e medici chiarissimi circa gli unguenti pestiferi; e vari casi [94]
VII. Repentino e pestifero tumulto [107]
VIII. Varj casi di peste nel Lazzaretto. — Il padre Felice presidente del medesimo [110]
IX. Come incominciò a rallentare la pestilenza, e come ebbe termine [119]
APPENDICI DEL TRADUTTORE AL LIBRO SECONDO
I. Difesa di Giovanni De Padilla [127]
II. Considerazioni sul Processo degli Untori [139]
III. La Colonna Infame [145]
LIBRO TERZO
IL CARDINALE FEDERICO BORROMEO E IL CLERO DURANTE LA PESTE.
I. Prologo [155]
II. Provvidenze e disposizioni del Cardinale ai primi rumori di peste [156]
III. Suoi fatti durante la peste [159]
IV. Lazzaretto ecclesiastico istituito da Federico [166]
V. Denaro portato al Cardinale da due contadini e dal Lomellini di Genova [171]
VI. Avvisi e consigli del Cardinale al suo clero [173]
VII. Premura del Cardinale pei Monasteri delle Sacre Vergini [177]
VIII. Il Cardinale presagisce per ispirazione divina la prossima cessazione della pestilenza, e si accinge a riordinare gli studj ecclesiastici e le arti [178]
IX. Opinioni e sentenze di Federico Borromeo circa la peste [179]
LIBRO QUARTO
VENUTA E DIFFUSIONE DELLA PESTE IN LOMBARDIA. — ATTI DEL TRIBUNALE DI SANITÀ.
I. Prologo [195]
II. Atti del Tribunale di Sanità [227]
III. Nuove particolarità sulla carestia e la peste [252]
APPENDICE DEL TRADUTTORE AL LIBRO QUARTO.
Intorno la mortalità della peste del 1630 e la popolazione di Milano a quell’epoca [261]
LIBRO QUINTO
CONFRONTO DELLA PESTE DEL 1630 CON ALTRE, E SPECIALMENTE CON QUELLA DEL 1576.
Proemio del Traduttore al Libro Quinto sugli Storici della Peste del 1576 [269]
I. Prologo [275]
II. Confronto della pestilenza di Milano coll’antichissima degli Ateniesi [277]
III. Confronto della peste di Milano con quella di Firenze [280]
IV. Confronto della pestilenza del 1630 con quella del 1576 [284]
V. Lazzaretti secondarj. — Capanne per gli appestati e per i poveri. — Medici. — Asilo pei bambini [298]
VI. Voto a S. Sebastiano. — Quarantena generale. — Spurghi [308]
VII. Donativi di Casalmaggiore [321]
VIII. Nuove particolarità intorno i Presidenti della Sanità nel contagio del 1630. — Si accenna il gran numero degli altri Magistrati [329]
IX. Il Senato e il Presidente del medesimo nel tempo del contagio [334]
X. Credenza che la peste cessasse per grazia di S. Carlo. — Arca donata dal re di Spagna per deporvi il suo corpo, e nuova processione per la città [337]
Frammento della Decade V.ª del Ripamonti, in cui è descritta l’arca di S. Carlo donata dal Re Cattolico, e la solenne processione fatta in Milano il 4 novembre 1638 [339]
FINE DELL’INDICE.

NOTE:

[1]. Ciò feci per esteso nel principio di questo Ragionamento, esaminando le tradizioni popolari, per farmi strada a parlare dei nostri Storici e Cronisti. Io credo superfluo di qui riportare questo brano perchè si riferisce alla Storia generale di Milano, non alla Peste del 1630.

[2]. La presente lacuna e le altre, che trovansi in questa introduzione, provengono dalla necessità di ommettere i passi del mio Ragionamento sugli Storici e Cronisti milanesi, che sono estranei a questo libro.