[160]. Vedi nel Tadino i due decreti originali del Senato in data del 6 luglio. (Pag. 125.)

[161]. Questa lavanderia, piantata pel contagio, constaua de’ 24 banche in acqua corrente chiara et copiosa, separati però li banchi delle lauandare monatte brutte et nette.... In oltre si trouauano disposte molte camere dalla parte di detta lauanderia, parte per gouernare le robbe infette et parte per le purgate.... Veramente l’architettura col parere di Carlo Butio architetto in ogni materia nella sua professione singolare, et l’artificio si trouaua molto bene disposto. Sebbene poco dopo detta lauanderia non fu mentenuta in grave danno del publico benefitio, con tutto ciò volendo il tribunale restasse sempre memoria di attione così honorata et segnalata per gli futuri secoli, fu dato ordine alli detti fisici Tadino et Settala, di far mettere sotto il portico delle camere laterali, all’opposto di detta lauanderia in luoco eminente uno Elogio, come da loro fu eseguito di questo tenore. (Tadino, pag. 69.)

SOVRASTANTE IL PERICOLO
DELLA PESTE IMPORTATA
QUESTO LAVACRO
ORDINATO DA G. BATTISTA ARCONATI
SENATORE E PRESIDENTE DEL MAGISTRATO DI SANITA’
COMPIUTO SOTTO IL SUO SUCCESSORE
MARCO ANTONIO MONTI PRESIDENTE
I MEDICI CONSERVATORI
ALESSANDRO TADINO E SENATORE SETTALA
A SPESE PUBBLICHE INNALZARONO
L’ANNO MDCXXIX

[162]. Questi fu il delegato di Sanità, Marc’Antonio Arese, il quale, reduce a Milano da una visita nella riviera di Lecco e Valassina, biasimò la lauanderia particolare del Lazzaretto con tanto artificio fatta fabbricare. Perciò degno di scusa per non essere sua professione, volendo fra gli altri errori, che l’acqua corrente si dimorasse mentre si gettaua dentro le robbe infette doppo riceputo il bollo, cosa lontana dalla ragione e dall’esperienza...... mentre che non può mai nettarse et espurgarse le robbe infette, mentre resti l’acqua torbida e sporca..... Il Delegato (Arese) propose alla città di fare una nuoua lauanderia generale all’incontro del Lazzaretto, che fu di spesa alla città di 4000 scudi senza frutto alcuno. (Tadino, pag. 98-99.)

[163]. I Romani davano questo nome ad un tratto di terreno lungo le mura al di fuori o al di dentro di esse, consacrato dalla religione, e sul quale era vietato fabbricare o coltivare.

[164]. Ecco un’altra prova che il Ripamonti era superiore a’ suoi tempi, distinguendo la soda pietà dalle pratiche esagerate e ignoranti.

[165]. Allusione al dragone della favola, custode del vello d’oro, o piuttosto alla superstizione popolare, che il diavolo, in forma di Drago, custodisca i tesori sepolti.

[166]. Ecco l’originale in versi latini, rimati secondo il cattivo gusto dell’epoca:

Stella cœli extirpauit

Quæ lactavit Christum Dominum