[154]. Sed belli graviores esse curas.

[155]. Il Tadino racconta distesamente quanto osservò nel tratto di paese da lui percorso; trascelgo alcuni fatti più importanti e caratteristici.

Da Galbiate passarono a Chiuso, indi a Malgrate. L’istesso giorno del nostro arrivo ritrouassimo una giovane morta in 4 giorni; comandassimo fosse cauata dalla sepoltura, il corpo della quale si trouaua con segni pestilentiali come liuori nelli Hippocondrij, flagellationi, petecchie negre, pauonazze, et tutto il dorso verso l’osso sacro moreleggiante. Interrogata la sotteratrice che tiene cura di lauare li cadaueri nominata la Tredesa donna vecchia ma robusta, se haueva osservato altri segni nelli altri corpi simili a questi, rispose non se ne ricordaua; ma si scorgeva che questa vecchia Gabrina s’andaua scusando et coprendo la peste, la quale poco doppo pagò il douuto gastigo della sua bugia perchè fra tre giorni morse. Trovarono a Malgrate 29 malati, che, al loro ritorno, sette giorni dopo erano morti. Lecco si conservava sano tuttavia, non però Olate, Balabio e la Valsassina.

Nel discendere verso Bellano dalla sommità del monte sentessimo fetori insoportabili, et descendendo al basso per la terra non ritrouassimo persona alcuna come luogo silvestre, et disabitato che ci arrecò non puoco horrore. Finalmente arriuando alla piazza vedessimo un prete ad una finestra con faccia quasi cadauerosa, il quale per le preghiere che li facessimo che da noi douesse uenire fu molto difficile non ostante hauessimo con noi una persona del paese. Et interogato della salute di quella infelice terra... rispose il male hauer avuto principio circa li 6 dì ottobre et a quell’hora erano morti circa 64 persone... et ciò che era notabile la sera si trouauano le persone sane, la mattina morte.

Da Bellano i Commissarj passarono a Varenna dove ritrouassimo una donna morta in tre giorni con un carbone pestilente sopra una mamella, presso di lei il marito, et figliolo parimenti con buboni..... Bellaggio lo trovò sano, non così Dorio e Colico, chiamato dal Tadino, non so perchè, delitia del lago di Como. Et questa terra è stata la più destrutta et sualigiata di quante haueuamo visitate, perchè fu la prima nell’ingresso delli Alemani.

Anche sull’opposta sponda del lago dalla Cadenabbia a Domaso, trovarono serpeggiare il contagio. Venuti a Como, e date le opportune disposizioni, tornarono a Bellaggio, indi per Lecco e Valmadrera incominciarono la visita della Brianza, costeggiando l’Adda. Per Treviglio, Caravaggio, Cassano, Cambiago, ecc., paesi della Geradadda ne’ quali incominciava a scoppiare qualche caso di peste, i due commissari si restituirono a Milano il 15 novembre. Per le minute particolarità di questo viaggio, rimando i lettori al Tadino. (Pag. 25-50.)

[156]. Et ferebat id vorato jam quæstu mercimonium in Urbem.

[157]. Et ipsa pestilentia submoverat punieratque commode aliquem.

[158]. Il Tadino, riferendo questo aneddoto, dice: Siccome N. S. haueva levato l’inteletto al suo popolo d’Israel, così al presente molto più haueva acciecato la città di Milano, la quale si lasciò persuadere da una donna, ecc. Sebbene della promessa fattagli della liberatione del figliuolo gli portaua consolatione grande, niente di meno sapendo non hauer rimedj atti per questo male, non durò lungo tempo la sua bugia, la quale fu puoi causa della sua morte. Et benchè dicesse hauer ancora preseruativi, con tutto ciò s’appestò malamente, et hebbe il condegno gastigo della morte pestilente, come nel fine de’ suoi giorni, riconosciuta del suo errore, disse alli padri Capuccini, che ciò haueua fatto per agiuttare il figliuolo per l’amore sviscerato che gli portaua. (Pag. 110.)

[159]. Atteso che di già se n’erano ritrouati morti in molto numero di loro senza confessione nè aggiuti come tante bestie. (Tadino, pag. 125.)