Eravi poi un custode cui incombeva la sorveglianza del Lazzaretto e delle private abitazioni, e che su tutto doveva invigilare a norma dei prescritti regolamenti.
Lungo sarebbe noverare la schiera degli uffiziali di Sanità, lungo svolgerne i singoli incarichi e le molte e varie discipline con cui governavasi la moltitudine dei malati raccolti nel Lazzaretto quasi in una sola famiglia. Due casuccie e due uomini dell’infimo volgo ruinarono Milano, spargendovi il contagio; del pari una lieve scintilla incendiò, e quasi distrusse Monza, Saronno ed altre primarie terre. Nè fia inutile ricordare due casi ad esempio, perchè si conosca, sto per dire, l’indole di questo morbo, il quale esce donde meno si crederebbe, e se assale un plebeo, acquistando terribile forza, a niuno perdona, nè umano potere il può domare prima che fra tutte le classi non abbia menato strage.
Una vecchia comperò da un soldato tedesco un sucido mantello foderato di pelliccia, che aveva servito per avventura a qualche vivandiera; pericoloso arnese anche senza sospetto di contagio. La vecchia, indossatolo, venne dal suo villaggio a Saronno pel mercato, ed ivi morì d’improvviso, e col suo contatto diffuse la peste in tutto quel nobile borgo.
A Cassano sopra l’Adda, paese ancora sano, un tale comperò da un soldato un sacchetto di polvere, e maneggiandolo, fu côlto da vertigini e da fortissima emicrania, e in brev’ora cessò di penare e di vivere[171]. Alcuni mesi dopo, la peste scoppiò nei dintorni di Cassano, ma per allora quel caso singolare che spaventò i terrazzani, con grande loro meraviglia e gioja non ebbe conseguenze. Delle molte persone che avevano tocco il sacchetto di polvere e confabulato col venditore e più col compratore nell’osteria e sulle barche, neppur uno contrasse la peste che a ragione paventavano serpeggiasse loro nelle viscere.
Il contrario accadde in Monza, dove una donna ebbe in regalo da un uffiziale tedesco un astuccio con entro spille ed altri ferri per lavori femminili. Avendone cavato uno spillone per accomodarsi i capegli, cadde morta sull’istante. Due o tre sue parenti e vicine, e gli uomini della loro famiglia ne rimasero vittima; ma niun altro caso si verificò per allora in essa città, che in seguito fu desolata dalla pestilenza quasi al pari di Milano.
APPENDICE DEL TRADUTTORE AL LIBRO QUARTO
Intorno la mortalità della peste del 1630 e la popolazione di Milano a quell’epoca.
La città stremata dalle morti.
Ripam., Lib. I, pag. 4.
V’hanno nella presente storia molti fatti oscuri e controversi, ma nessuno di certo sul quale le opinioni siano tanto divergenti come sulla mortalità cagionata dalla peste. Volerne determinare la cifra con esattezza riesce impossibile, perchè i registri battesimali o mortuarj erano tenuti, a quell’epoca, con gran trascuranza. Inoltre si trovano in questi registri grandi lacune durante il contagio, conseguenza inevitabile delle morti di chi li teneva, e del generale trambusto. Nel secolo XVII non s’aveva idea di quadri statistici, per cui lo storico, in questo argomento, non può fondare le sue opinioni che su congetture.