Mi proverò nondimeno a schiarire possibilmente la questione, e prima di tutto giovi qui riportare le cifre della mortalità, secondo varj autori contemporanei.

Ripamonti, che lavorava sui documenti autentici messi dal Consiglio a disposizione di lui qual storiografo di Milano, dice, giusta la comune congettura, si calcolò morissero 140,000 persone. (Pag. 222.)

Tadino, stabilendo la popolazione di Milano avanti la peste a 250,000, dice che morirono 185,558, esclusi i religiosi (pag. 136); altrove invece parla della grandissima mortalità seguita in numero eccedente di 165,000 persone (pag. 86).

Somaglia afferma che ne perirono 180,000 oltre i bambini.

L’iscrizione dei Frati della Pace da me riportata (pag. 164) dice 190,000.

Pio della Croce: Morirono entro il circuito della mura 150,000 di certissima scienza, non mancando chi lo accresce di altri 20,000.

Il Rivola nella vita di Federico, lib. V, cap. XIV, più moderatamente: Cessata per divina misericordia la ferocità del morbo, la quale, secondo il calcolo fattosi circa la metà di settembre (1630), trovate furono essere morte di peste 122,000 persone.

Al Rivola s’avvicina il canonico Torri, che, scrivendo quarant’anni dopo il Ritratto di Milano, diceva: Nel 1630, vivendo in que’ tempi anch’io benchè fanciullo, sovvi dire che vidi spettacoli da inorridire pietre non che cuori umani, morendo de’ cittadini più di dugento alla giornata ne’ principj del male, ed in meno di sei mesi nella stessa città più di cento mila. (Pag. 8.)

Siccome però questi ultimi due scrittori non parlano che della mortalità di sei mesi, così estendendola ai due anni e mezzo che durò il contagio (novembre 1629 — febbrajo 1632), si avrebbe una cifra poco minore della citata.

Ma sarà dunque vero che in Milano il contagio mietesse da 160,000 a 180,000 vittime? Su che fondasi questa spaventevole cifra? Sulle vaghe asserzioni del Tadino e del Ripamonti copiati dagli altri, i quali scrissero parecchi anni dopo.