La duchessa Elena, all'udir quel nome, del quale aveva sentito a parlar tante volte, rimase colpita da quel genere di terrore che dà la disperazione; se l'angelo della vendetta le fosse venuto ad annunciarle, ch'ella aveva perduto la sua parte di paradiso per sempre, non sarebbe rimasta più atterrita di così. I severi e rigidi principii stati in lei instillati e dalla madre e dalla veneranda suora, avevano pure gettato nel fondo dell'anima sua un sedimento abbastanza forte di religione, dirò anzi, di superstizione. Però, all'udire in che laccio ella era stata avvolta, il rimorso le serrò l'anima; fece voto di non uscir per gran tempo se non accompagnata dal duca; si chiuse nella sacra cappella di palazzo, e pianse, e pregò, e chiese perdono…. Ma nella passione c'è la violenza, e senza una violenza maggiore non la si vince mai…. Passato alcun tempo, cominciò a risentire il peso noioso e tetro della solitudine…. cominciò a pensare, e questo fu il danno, che finalmente ella era colpevole soltanto per avere amato un uomo, il quale non era suo marito; ma che, del resto, nessuna colpa più grave poteva pesare su lei, che era stata tentata da chi non conosceva e, d'uno in altro pensiero, cominciò a considerare qual gioconda vita sarebbe stata la sua, e quanto innocenti sarebbero corsi tutti i suoi dì, se la condizione di colui fosse stata la medesima del marito, se appena uscita dalle stanze materne, una combinazione più propizia l'avesse posta nelle braccia di lui…. E questo grato supposto piacendogli oltremisura, vi si fermava colla contemplazione per giorni intieri. La sciagurata, da questi assidui pensieri, fu trascinata così a rompere il primo proponimento…. e con artificio faticoso cominciò a suscitare una speranza che non aveva voluto spuntar naturalmente…. la speranza, il dubbio almeno, che la fante avesse al tutto preso un abbaglio, e s'affannava a trovar così un pretesto per rivedere colui, dissimulando il rinascere della colpa, e cercando la delusione dell'innocenza. Però non iscansò di rivedere colui e il più segretamente che le venisse fatto, e all'insaputa della sua confidente medesima, della quale viveva in grandissimo sospetto, seppe condurre le cose in modo, che toccò il suo intento.
Bensì il suo contegno assunse questa volta una apparenza così dignitosa e severa e rigida, che colui stesso ne fu conturbato.
—Dal giorno in cui, pel mio danno, mi avete veduta, cominciò a dirgli, foste sempre il primo voi a venir su' miei passi, oggi ci venni io medesima di mia voglia, ma ci venni…. appunto perchè sarà l'ultima volta, l'ultima irrevocabilmente. Voi mi avete forse già compreso, e troverete che io non debbo più a lungo sopportare di trovarmi con voi, dal momento che so chi siete.
Mentre la duchessa pronunciò le ingrate parole, le sorse spontaneamente in cuore quella speranza che alcuni dì prima aveva durata tanta fatica nel suscitare, sperò d'aver creduto ciò che non era e che le parole di lui l'avrebbero affidata in quel punto; ma quando vide ch'esso cambiò invece il colore del volto, ella impallidì più di lui, e non trovò altre parole.
Fu un momento di silenzio, di un silenzio terribile, che finalmente egli ruppe.
—Se fino a quest'ora io v'ho tacciuto quel ch'io era veramente, la ragione sta in questo, che attendevo di fatto a palesarmi a voi, quando la condizion mia fosse tale che non vi avesse mai a far raccapricciare di me…. Sappi ora che, tra breve, avrò deposta questa mia veste, e sarò io pure quel che sono tutti gli altri uomini, libero di me e dell'anima mia; io ho supplicata questa grazia, la quale era oltre il possibile, l'ho supplicata in ginocchio e con lagrime. Io abbandonerò per sempre quel posto al quale fui messo. Io ne era indegno, ne divenni indegno forse per voi; ma se a voi tutto ho posposto, abbiatemi qualche gratitudine dunque. L'amore nato in me la prima volta che vi ho veduto, sì mi trasportò che, fin d'allora non tenendo conto degli ostacoli, impegnai la mia fede, che voi sareste stata mia in ogni modo. Se la natura di questo amore si avesse a render con parole, e queste si dovesser poi scrivere, la penna dovrebbe intignersi nel mio sudore di sangue per darne la più pallida idea. Voi tremate e impallidite…. Ahi pur troppo, Elena, pur troppo fu una dura cosa per noi l'esserci incontrati allora che gl'infrangibili nodi ne avevan già legati ambedue. Voi testè mi dicevate, sarebbe l'ultima volta questa che ci saremmo incontrati; spero che ciò non sarà…. pure passerà gran tempo prima che io vi riveda.
Ciò detto, si tolse dal cospetto di lei e scomparve. A quelle parole ella fu sbalordita e commossa, e quando tornò a chiudersi nelle interne sue stanze, si trovò in una condizione di gran lunga peggiore della consueta; s'accorse che la violenza del male aveva vinta ogni sua forza, e che mai non avrebbe rinunciato a pensare a chi le aveva dato prova di un amore così maraviglioso per lei; tuttavia si tenne indegna di Dio e degli uomini…. Tremava nell'articolare una preghiera, non osava più mostrare la sua faccia in pubblico; e più ancora, dopo che seppe avere colui mutato abito al tutto, cosa che molto aveva fatto maravigliar Roma, e provocate infinite congetture e dicerie.
Fu intorno a que' tempi che Giulio, infervorato di ricuperare e farsi padrone della Mirandola, richiese l'aiuto de' principali patrizi romani, e il duca di Pitigliano si esibì di prestar l'opera sua a quell'assedio; prima occasione in cui la duchessa s'accorse, esser la vita dell'abborrito consorte messa ad arbitrio della fortuna.
Le sorse nell'animo allora un involontario desiderio, che fece di tutto per respingere, e non poteva. Ogni dì chiedeva con impazienza come corressero le cose della guerra; ogni giorno attendeva le notizie del duca. Se si fosse dovuto credere alle apparenze ed al modo con cui si esprimeva nel chieder conto del marito suo, si sarebbe dovuto conchiuderne, che svisceratamente lo amasse, e paventasse all'idea ch'ei fosse per cader morto in guerra; pure, lo possiam dire con certezza, questa non era ciò che temeva, era ciò che desiderava, ma se lo desiderava non lo voleva però, e un tal cozzo di sensazioni succedeva nel più profondo dell'animo suo, tentando essa ogni sforzo per dissimularlo a sè stessa, e le preghiere quotidiane che faceva per la salute di lui, possiamo assicurarlo, erano sincerissime. Vi hanno tali intricate condizioni dell'animo umano, che chi si propone di spiegarle a parole corre pericolo di diventare incomprensibile, e questa n'è una.
Si sparse intanto la notizia della presa della Mirandola; correvan per Roma le liste dei morti e dei feriti. Fra questi ultimi era il duca di Pitigliano. Quando una tale nuova giunse all'orecchio della duchessa, coll'aggiunta che la ferita era mortale, e ch'ei non avrebbe potuto sopravviver molto, la duchessa balzò in piedi in mezzo a' suoi servi che la guardavano attoniti. V'era nel suo volto qualcosa d'indefinibile, ma che pur faceva una tetra impressione. E corse così a chiudersi, nella sua camera, tanto ella temea di svelarsi altrui; un impulso di gioja prepotente le si manifestò allora con un singhiozzo…. Ma di colpo ne fu poi atterrita, e quand'ella tornò a mostrarsi altrui e fu veduta così pallida, così abbattuta, così prostrata, fu un sommesso bisbiglio di compassione profonda, poi un silenzio di venerazione compunta; fu trasportato intanto il marito a Roma mortalmente ferito. Ci ritornò anche colui del quale ella, per assai tempo, non seppe mai nuova. Ci ritornò sano e salvo, dopo aver gloriosamente combattuto a quella guerra, e per uscirne poi tosto e recarsi a Rimini, la quale città si volle dargli a governare, come correva la fama. Che giorni fosser quelli per la duchessa Elena, il lettore può pensarlo da sè…. Ma il marito, dopo assai cure, qualche poco si riaveva; le ferite non eran state mortali come s'era creduto da principio…. le sue guancie l'un giorno più dell'altro riprendevano il solito colore, in quella maniera ch'Elena lo andava perdendo ogni dì più…. Una mattina il medico, a confortarla in tutto, le disse: facesse pure cantare un Te Deum in Ara Coeli, che ella aveva ricuperato il marito.