Come la donna d'Iris, che si sente trascinata verso la cascata del Niagara, Elena chinò allora il capo e chiuse gli occhi, non osando più di guardare nell'avvenire, e, per forza, tornò alla solita ragione di vita, che pareva non dovesse trasmutarsi mai più. Ma il destino stava gettando altre insidie.
Un giorno il duca marito era fuori di Roma, in villa, e doveva tornare quel dì medesimo. Verso sera, segretissimamente venne a lei ricapitata una lettera senza firma, nè altro, che indicasse donde venisse. Il tenore di quella lettera era il seguente:
"Non potendo, chi scrive, recarsi da Sua Eccellenza il duca vostro marito, e pensando sarebbe il medesimo rivolgersi all'Eccellenza Vostra; sappiate che da alcuni tristi furon prese le misure per assassinare il duca stanotte nell'ora che di solito esce di palazzo per recarsi dal Chigi; però fate ch'ei non esca."
Quest'avviso fece alla duchessa una strana impressione. L'ora era tarda, e il duca poteva badar pochissimo a tornare. Siccome avveniva talvolta che senza sua saputa entrasse il duca in palazzo, così, tutta sollecita, chiamato un servo,
—Quando il duca sarà di ritorno, gli dice, siate presto a darmene avviso. Ora siam già sulle ventiquattro, state dunque ad attenderlo alla finestra che guarda in Piazza Farnese.
Fu per verità una tetra sciagura per questa donna l'aver sperato una volta che il marito fosse per morirgli, d'averlo anzi tenuto per certissimo. In que' momenti potè osservare molto da vicino una felicità ch'era l'assiduo pensiero di tutta la sua vita, e osservandola più da vicino, le fu anche più difficile il dimenticarsene, le divenne quasi necessaria.
Ora, la lettera che le stava dinanzi le fece pensare, che se non fosse stato quell'importuno zelante, la felicità da sì lungo tempo vagheggiata indarno, si sarebbe quella notte medesima effettuata; desiderò così che non le fosse fatta ricapitare. Sentì peraltro tanto orrore di un così atroce pensiero, che scosso a furia il campanello, e chiamato di nuovo il servo al quale aveva parlato un momento prima:
—Appena il vedi, bada di non indugiare a darmene avviso, gli replicò; si tratta di cosa gravissima; e fu per mostrar la lettera al servo, ma tosto si rattenne, e subito se la nascose in petto.—Va, gli disse poi tutta stravolta e sdegnosa, va, e fa presto.
In quella, il duca era tornato, e il servo non avendolo veduto entrare, s'indugiò gran tempo prima di darne avviso alla signora. Saputo però da altri com'esso era tornato, tosto si recò nel gabinetto della duchessa, e non volendo parer dappoco, le disse come il duca era in palazzo, tacendogli del tempo ch'era trascorso prima d'averlo saputo.
La duchessa licenziò il servo e balzò in piedi. Era molto agitata. Rapidissima, di sala in sala, venne a quella del duca suo marito, e bussò forte; non rispondendo nessuno, ne interroga il servo che passa di lì per caso: