—Non credo che ve ne fossero di migliori; o presto o tardi ci doveva venire… e fu già troppo l'aver aspettato fino ad oggi.

—Non buttiam le parole; ora io ti domando: che si ha a fare?

—C'è da pensarci? aspettare il momento e non perderlo mai d'occhio.

—E stanotte medesima trarlo dal governatore.

Stavan costoro facendo ancora queste parole, che il Palavicino, come fuggendo da cosa che lo spaventasse, spalancata la porta del vestibolo, uscì della chiesuola, imbacuccandosi fino agli occhi nella propria pelliccia.

I tre, che a ciò non eran preparati, si rimasero un momento perplessi su quello che conveniva fare.

—Se non volete che ci sfugga, disse un d'essi, seguiamolo tosto, e assicuriamoci di lui.

—Per me penso, che sarebbe bene tenergli dietro da lontano per non dargli sospetto.

—Che fa a noi se anche facesse dei sospetti?

—Sentite, nostro incarico è quello d'impadronirci di costui, non è già quello di metter la contrada a rumore, che, se vi ricorda, il governatore ci comandò facessimo le cose alla sorda. Dunque, siccome ad esser pronti è impossibile che ci scappi, così fate quel che vi dico, e andiam di fretta; tu a dritta.., tu a sinistra… noi due gli staremo alle coste… attenti dunque, che la nebbia non ce lo possa nascondere.