—Lo credi?… Egli morirà dunque…. Così la sua morte potesse far provare, a quella che tu sai, le pene dell'inferno in questa vita… Pure la mia clemenza è soverchia…. Luigi XI ne avrebbe fatto altro di lui…. Quasi sarei tentato imitare quel re… quasi vorrei ripetere sul tuo concittadino il supplizio di Nemours… purchè quella donna fosse presente al supplizio, purchè essa potesse ricevere sopra di sè il sangue abborrito di lui.

Il Mandello stimò bene di non rispondere, e lasciare che tutto evaporasse il furore del Lautrec. Dopo si recò con lui nella sala d'armi, dove spesso soleva trattenersi co' baroni ed ufficiali francesi in esercizi cavallereschi, finchè venisse l'ora di accompagnare, insieme agli altri, il governatore in castello, dove ogni dì esso aveva per costume di comandare in persona qualche compagnia di fanti e di cavalli.

Mentre s'indugiò in quella sala, il Mandello pensò seriamente alle parole del Lautrec ed a quanto era a farsi; a tutta prima, quando sentì non trattarsi che di un duello, sembrandogli che fosse gran ventura che il Lautrec avesse preso quel partito, stette a un punto di non farne altro e di lasciare andar le cose a beneficio della sorte; ma come s'accorse, all'ultime parole del governatore, che per l'odio unico che lo sommoveva, facilmente poteva esser condotto a qualche risoluzione atroce prima di venire al duello, e che ad ogni modo la condizione del Palavicino era tale, che a sperare nella sua salvezza non poteva essere che un pazzo pensiero, fermò di mettere in effetto quel disegno che la mattina gli era balenato in mente. In quanto all'onore del Palavicino, pensò, che impedendogli di venire alle armi, non ne avrebbe per ciò scapitato d'un punto, perchè in fine il Lautrec lo aveva tratto a Milano a tradimento, ed ora lo teneva prigione, circostanze tutte che non si affacevano per nulla alla libera condizione delle armi, ed erano più che sufficienti perchè il Palavicino non potesse aver nessuna fede nel Lautrec e provvedesse a sè medesimo. Convinto di ciò, e considerato che non era altra via a tentare per salvare l'amico, e che lo stato di lui meritava la pena dell'altrui sacrificio, per quanto vedesse che il pericolo era gravissimo, pure vi si gettò col coraggio dell'uomo che tutto ha misurato, e che ha dimenticato ogni altra cosa nel mondo. Cercò dunque un pretesto, ed uscito dal palazzo recossi al proprio; sopratutto gli premeva di non perder tempo, e, se fosse stato possibile, di condurre ogni cosa a termine entro quel dì stesso. Ritiratosi nella propria camera, chiama il maggiordomo, e chiama tutta la servitù.

—Amici, loro disse, io sono costretto a licenziarvi tutti: entr'oggi questa casa deve rimanere deserta. Così, se mai qualche procella fosse per cadere su di lei, penso che le pietre non daranno sangue: qui vi è dell'oro, prendete; con questo provvederete ad uscir tosto dalla città ed al più presto possibile fate di riparare fuori del ducato di Milano.

Tutti si fecero attoniti.

—Ciò non vi dovrebbe fare gran maraviglia, che sapevate bene quanto questa nostra ragione di vita fosse precaria; oggi mi è indispensabile fare tal cosa, alla cui notizia il governatore, se il potesse, darebbe fuoco a tutta la città; spacciatevi dunque, e se vi sarà possibile, fate di raccogliervi tutti in sul Modenese. Non è improbabile che abbiate a ritornare ancora tutti al mio servigio: andate.

Tutti uscirono, due soltanto dei servi, ai quali il Mandello aveva fatto cenno, si fermarono.

—Voi due siete i più giovani e i più coraggiosi, e so che ad un bisogno sapreste spendere la vita per una buona cagione; perciò ho fatto conto su di voi, e vogliate ringraziarmi, perchè se la cosa riuscirà bene, voi non avrete mai più a servire in vita vostra. Rimarrete dunque con me, e spero che vorrete fare tutto quello che io sarò per dirvi. Si tratta di condurre con noi il figliuolo del governatore, senza che il padre, nè la Corte, nè altri se ne accorga, il condurlo fuori del ducato; vedete dunque quanto è grande il pericolo a cui andiamo incontro, e quanto è necessario ch'io mi abbia preso a compagni due uomini come siete voi: del resto, l'impresa è di tal natura, che può benissimo giovare agli interessi del nostro caro Milano. Tu dunque, per adesso non devi far altro che attaccare alla paravereda quella coppia di cavalli che ho guadagnato al Lautrec medesimo al giuoco; non vidi mai gambe di cervo più veloci delle loro, e poi voglio che il figliuolo sia tratto dai cavalli del padre; fatto questo, ti recherai presso porta Romana, e colla paravereda non devi far altro che aspettarci presso al pioppo di S. Giovanni; se lo vorrà Iddio noi ci verremo in poco tempo. Va dunque, e spacciati e fa ch'io abbia a dire poi che tu sei veramente quello che ti ho sempre stimato; tu poi, si volse all'altro servo, insella i due cavalli, e come hai fatto altre volte, verrai con me a Corte e accompagneremo il Lautrec in castello; quello che avremo a far dopo, lo vedrai.

Mezz'ora dopo, la paravereda tratta da due focosissmi cavalli, uscì della porta del palazzo Mandello, e il conte, dopo aver raccomandato, per la seconda volta, a' suoi servi, che gli si strinsero intorno nel cortile quando egli fu a cavallo, che badassero ad uscir subito, oppure a disperdersi in varie parti della città, qualora non fosse loro possibile di partire in quel dì stesso…. si recò alla Corte ducale.

Nel tempo che ne stette assente, il conte Galeazzo Mandello non potè mai escludere il timore che il Lautrec, in quell'intervallo, fosse mai per mandare a vuoto, con qualche atto estremo, tutti i suoi progetti, per cui appena entrò in palazzo, la prima cosa fu di assicurarsi ancora intorno allo stato delle cose; ma seppe che Odetto persisteva sempre nella prima sua volontà di venire al duello, seppe inoltre, che erasi stabilito di farlo succedere il dì dopo, in faccia a gran moltitudine, e a tutti gli ufficiali. Non fu dunque interrotto per nulla nel suo disegno, e accompagnò il governatore in castello; colà, dando belle parole a lui e a tutti, non si fermò che alcuni istanti, e quando vide che il Lautrec era tutto intento a disporre un quadrato di fanti, disse al servo:—Andiamo, e partì di corsa.