E fermi in questa si lasciarono.

Trascorse qualche giorno senza nessun notevole accidente, continuando il Palavicino, il Mandello e Birago a stare in agguato in una buona occasione.

Una mattina entra il Birago nelle stanze dove alloggiavano il
Palavicino e il Mandello.

—Stanotte, disse, ci vennero da Milano delle strane notizie, strane per tutti, ma non per me; è corsa la voce del tuo duello, Manfredo, e dell'esser tu uscito dalle mani del Lautrec come per miracolo d'Iddio. Intorno al modo però è ben controversa l'opinione; v'è poi taluno il quale afferma che anche tu, conte Galeazzo, hai avuto mano in questa faccenda; io ho dovuto ridere, e tacqui.

—Hai fatto benissimo; ma che effetto produsse su tutti quanti la notizia della salvezza, qui del nostro Manfredo?

—Non poteva essere che un solo effetto, quello di una generale esultanza, e mi fece grandissimo piacere.

—Quest'occasione sarebbe buona per cominciare a far qualche cosa, ed io sarei di avviso, Manfredo, che tu oggi stesso ti dessi a conoscere a tutti costoro.

—Starò a vedere; mi pare, per altro, che non sia ancora il momento opportuno.

—Sentite, disse allora il conte Birago; io spero che, fra pochi dì, potremo dar cominciamento al nostro disegno. Domani notte ci sarà una gran festa sul mare, alla quale tutti i nostri compagni vorranno intervenire; è una festa che dà il figlio del Contarini, in occasione che si marita alla Morosini. E da qui si andrà fino a Chioggia, nelle cui vicinanze, come sapete, è un luogo di delizie di questa ricchissima casa. Vorrà essere uno spettacolo straordinario questo continuo e lungo corso di barche e di gondole che traslocherà, a dir così, Venezia a quel luogo.

—Ma che relazione, domandò il Palavicino hanno le tue speranze con questo avvenimento?