—Le voci stavolta non han propalato il falso; è molto giovane, è molto bella, ma bella davvero. Conosci tu la figlia del Savelli? Bene, questa le somiglia assai, se non che è più donna.
—Ma come va ch'ell'abbia sposato un uomo così vecchio e così laido?
—Non fu lei, caro mio; suo padre era in male acque assai quando l'offerse al Baglione, e sperava grandissime cose. Ora vedi che bel guadagno ha fatto.
Con questi ed altri tali parlari ciascheduno si ritraeva, di modo che la piazza in poco di tempo rimase vuota. A sera però e a notte si videro fermarsi molti gruppi di persone per gettar qualche occhiata alle finestre illuminate dell'appartamento dove la Ginevra alloggiava.
Appena arrivata, ella avea tosto mandato un suo uomo alla Corte pontificia per sapere quando avrebbe potuto avere un'udienza dal santo padre, e in pari tempo perchè cercasse di sapere in qual condizione si trovasse allora Giampaolo.
L'uomo s'era fatto presentare al cardinal Bembo, il quale, dopo aver fatte molte interrogazioni, gli disse tornasse la sera stessa che avrebbe lasciata una risposta. Ma nello stesso tempo non mancò di fargli intendere, che l'illustrissima Bentivoglio avrebbe supplicato indarno, perchè il processo era finito e il Baglione era stato condannato.
—Tuttavia dite all'illustrissima signora vostra, soggiunse per ultimo il Bembo, che se non ha a sperar nulla per suo marito, speri per sè medesima e nella bontà del santissimo padre.
L'uomo riferì queste parole alla Ginevra, la quale non seppe come aveva ad intenderle; tornò la notte a palazzo, e ne riportò che l'illustrissima Bentivoglio si recasse il dì dopo ad ora di terza alla Corte del santo padre, chè questo le accordava la desiderata udienza.
Il processo del Baglione era dunque finito, ed esso era stato condannato a morte…. La Ginevra pensò tutta la notte a questo avvenimento, ed era tanta la bontà sua, che provava quasi un rimorso nel non sentire un sincero dolore per tale notizia. Ed ogniqualvolta un altro pensiero, un pensiero di tutta speranza irresistibilmente le si affacciava, ogniqualvolta guardando per la finestra, e vedendo il chiaro di luna battere sui palazzi sontuosi che decoravano quella piazza, pensava ch'essa era in Roma…. in Roma dove tante volte nel massimo trasporto della passione, era corsa colla mente in cerca di colui che il Corvino gli aveva nominato… tentava ogni sforzo per respingere quelle idee e per comporsi alla pietà di cui, nell'estrema sventura, le parea fatto degno il Baglione. Ma ciò le riusciva affatto impossibile, ed insensibilmente era trascinata dai moti del cuore… e quando in sulle prime ore della notte, salivano fino alla sua camera i rumori dei passi, delle voci di quanti attraversavano la piazza, considerando che tra coloro vi poteva essere l'amico della sua giovinezza… l'esaltazione di spiriti che ne provava era di tal natura, ch'ella più non bastava a dominarsi, e recavasi alla finestra a gettare uno sguardo sulla piazza…. e il cuore gli voleva scoppiare di sotto al drappo di velluto.
Tali pensieri stava facendo la Ginevra nel punto stesso che altri pensavano a lei ed alla circostanza straordinaria ed inaspettata per la quale si tosto ella era venuta in Roma.