—Cari amici, disse loro sforzandosi a sorridere, fate presto, fate presto a seppellirmi.
Tristi parole, che tanto più ci stringono di pietà, in quanto che, per uno strano ritorno di un fatto presso che uguale, furono ripetute in tempi a noi vicinissimi da un altro Italiano, illustre anche lui, anche lui distinto per ingegno e per coltura, e prode e sventurato, il bresciano Pietro Teullié, vogliam dire, di gloriosa e carissima memoria, che dopo aver pronunciato, per celia anch'esso, a due zappatori che gettavan terra sui suoi stivali: fate presto a seppellirmi, una palla da cannone venne a fracassargli una coscia, e morì. Le parole del buon Teullié furono davvero presaghe…. ma lo furono pur troppo anche quelle del buon Manfredo.
La mattina di questo medesimo giorno, in uno de' bassi camerotti del castello Baradello dove alloggiava il comandante del presidio, questi, passeggiando da un capo all'altro della camera, volgeva la parola ad un soldato che se ne stava in un canto immobile e attento.
—Quanti anni avete?
—Quaranta.
—Siete intervenuto ad altri fatti d'arme?
—A cinque; il penultimo fu la giornata di Marignano.
—E non avete mai imparato a ben morire?
—Sul campo sì; impiccato no.
—E per scansare il capestro siete pronto davvero a far quello che avete detto?