Il Corvino si esibì di andar lui in persona; ma il Palavicino:—Per te, gli disse, ci sono ufficj di ben maggiore importanza. Manderò invece qualcuno dei nostri che già abbia atteso al commercio perchè avrà facili i mezzi più che altri e, riconosciuto, per la condizione sua non desterà sospetti. E ciò fu fatto.
In tutto questo giorno Manfredo mostrò un'alacrità quale di solito non era nell'indole sua; ma a poco a poco perdette di quella balda sicurezza che ne' momenti, a dir vero, i più importanti, gli aveva tanto giovato.
De' suoi colleghi eran rimasti morti, nella zuffa, il Crivello e il conte Birago. A tutta prima egli aveva ignorato una tale mancanza, ma non vedendoli, e avendone domandato, gli fu risposto che non erano più fra i vivi; della qual notizia rimase così sopraffatto, che si concentrò in sè medesimo e fu veduto a piangere.
A renderlo così mesto, influì poi la repentina trasmutazione del cielo, giacchè, come trovo notato in un cronista, dalla metà del giugno in poi "comparvero segni esiziali nell'aria, con tuoni e lampi continui e venti di tramontana, da far credere che il giugno fosse tornato al gennaio, poi venti sciroccali da togliere il respiro e da far credere che la Lombardia fosse una regione dell'Africa, e gragnuole mirande devastatrici delli agri e delle messi." Ma forse quella mestizia era un presentimento.
Due o tre giorni dopo, lasciata la compagnia del conte Mandello e degli altri, dai quali eransi agitati mille partiti per sferrarsi da quelle angustie della montagna, e tentare qualche altro colpo, il Palavicino, tutto chiuso ne' più gravi pensieri, se ne venne dove aveva dato ordine che si seppellissero i morti. Se ne venne per assistere alla sepoltura de' cadaveri del Birago e del Crivello trovati pochi momenti prima.
Fermatosi al luogo, vide che i zappatori ascendevano lentamente la montagna portando a stento le salme dei due milanesi. Quella vista, e la torbida apparenza del cielo che si rifletteva nel torbido lago, gl'influirono potentemente sull'animo, e guardò a lungo le cinque o sei fosse, che gli stavano all'intorno scavate, con un'aria così profondamente mesta, che avrebbe fatto senso a chicchessia.
Giunsero finalmente i zappatori, e riconoscendo il marchese Palavicino e mostrando i cadaveri:
—Penereste assai a ravvisarli, gli dissero, tanto sono sformati; pure questo è il marchese Crivello, questo il conte Birago.
Manfredo non rispose e guardò un pezzo i due colleghi morti, poi volse altrove la testa. Quando furon fatti cadere nella fossa, e i zappatori si misero a gettare le palate di terra per colmare e coprir la fossa, trovandovisi il Palavicino assai presso, sui piedi di lui venne a cadere qualche palata di terra mal gettata.
I zappatori ristavano allora per rispetto di lui, del che accortosi il buon Manfredo: