Non stette molto a pensare, si raccolse col Mandello e gli altri, senza l'assenso de' quali non mandava nulla ad effetto, e tosto, unita la nuova gioventù di Como alle soldatesche che stavano in città, mandò a levare un altro terzo della metà gente che tuttavia intatta stava in aspettazione fuori del porto, e di tutti quanti fatta un'unica massa assai ben agguerrita e compatta, li condusse sulla strada a Milano, dove di piè fermo attese le nuove forze de' Francesi. Ebbe inoltre la precauzione di lasciare un grosso d'archibusieri in città onde impedir l'uscita a quei del presidio, dai quali per avventura poteva essere preso alle spalle e chiuso così tra due fuochi.
A mezzanotte le soldatesche venute da Milano si trovarono a fronte della gente di Manfredo; e tosto, ad onta dell'oscurità, si venne alle mani. Le scariche continue degli archibugieri, e il tuonare violento delle artiglierie francesi, rimbombarono tutta notte per immenso spazio all'intorno. Nè fecero di meno i soldati di Manfredo. Anzi questi, quantunque fossero in minor numero assai, combatterono con più impeto de' Francesi ne' quali solamente fu maggiore l'ordine. Il conte Galeazzo Mandello diresse l'opera di alcuni militi olandesi, i quali facendo lavorare la poca artiglieria de' Lombardi, poterono far fronte per molto tempo alla tempesta nemica. Il Palavicino, scorrendo tra soldato e soldato, continuò tutta notte a ripetere quest'unica frase:
—Non si ceda terreno! Se oggi si vince tutto è vinto!
Quando sorse il primo sole la zuffa ferveva più terribile che mai. Ma parve che l'alba fosse infausta ai Lombardi, i quali cominciarono a sentirsi soverchiati dai numero. Operarono sforzi prodigiosi, ma pei morti e i feriti che spesseggiavano sul terreno di minuto in minuto, la difesa dovette necessariamente affievolirsi.
A un tratto accorre il Mandello presso al Palavicino, e affannato:—Io ti consiglio, gli grida colla voce fatta rauca e cupa, di far battere a ritratta, e di prender la via dei monti.
Queste parole del conte Galeazzo fecero sull'animo di Manfredo più impressione che la sanguinosa scena e gli spessi cerchi dei morti ond'era circondato. Se un uomo come il conte Galeazzo, che s'era trovato in tanti fatti d'arme, diveniva d'improvviso così prudente, era ben indizio che la speranza di respingere i Francesi cominciava, per allora, a diventare irragionevole. Però sebbene gli pesasse molto di dover comandare la ritratta, considerando quanto sarebbe difficile poi il ricuperare quel posto, seguì il consiglio del conte Mandello…. e facendo dar ne' tamburi, rinculò co' suoi fin a un passo de' monti indicatogli dai giovani comaschi che avean preso l'armi e combattevano a' suoi fianchi e per dar agio alle proprie soldatesche di scomparire per le vie montane senz'essere inseguiti, raggranellò un grosso drappello di archibugieri a rattenere momentaneamente l'impeto de' militi francesi. Intento che gli riuscì, e sempre guidato dai giovani comaschi espertissimi de' luoghi, donde si poteva ferire senz'essere offesi, potè poi soccorrere agli stessi archibugieri rimasti sul campo, i quali ebbero anch'essi il modo di riparare tra monti benchè assottigliati della metà.
I Francesi fecero sosta a questo punto, e non sapendo in sul primo a che appigliarsi, si ridussero intanto entro città. Il comandante del presidio scrisse subitamente al governatore di Milano domandando nuove istruzioni, che vennero infatti e furono funestissime, come vedremo.
Il Palavicino, internatosi fra i monti, s'accampò come gli riuscì meglio. L'Elia Corvino, sebbene non ne avesse avuto il comando, avea fatto allontanare tutte le barche lombarde da Como, perchè i Francesi non avessero così il modo di recarsi a molestare quel resto delle forze di Manfredo, le quali essendo tuttavia intatte avrebbero potuto a suo tempo portar gran soccorso; provvedimento di cui tanto il Palavicino che il conte Mandello lo lodarono assai.
Ma erano a farsi altri provvedimenti, e bisognava pensare seriamente a quanto occorreva in simile frangente; perciò il Palavicino, il Mandello e gli altri Lombardi strettisi in consiglio, determinarono di spedire con tutta sollecitudine un avviso al Morone, confidando, avrebbe trovato il modo di mandar loro un súbito soccorso.
—Ad ogni modo, diceva il Palavicino, quanto abbiamo operato non rimarrà senza utili effetti; e siccome, come altre volte ho detto, a determinare la lega tra Carlo e Leone era forte bisogno di qualche grave avvenimento, così mi confido che questo varrà per tutti. Un'altra considerazione poi mi consola dell'utilità del nostro tentativo, ed è questa: che se da questi luoghi noi continueremo a molestare le milizie francesi, di cui penso non esservi gran numero nel Milanese, sarà per cagion nostra, se le forze del papa e di Carlo, accostandosi a Milano, non avranno a lottare con troppo duri ostacoli. Il più difficile delle imprese non sta sempre nel condurle a termine, ma nel dar loro principio: e ciò noi abbiamo fatto; spediscasi ora dunque, senza indugio, questo messo a Reggio, che qualche cosa nascerà.