Quando il Palavicino, finita l'opera dei zappatori, rimase solo nel funebre luogo, udì al di sopra di sè le voci di alcuni soldati che dicevano:—Se volete parlargli, il marchese è là, egli vi rivedrà assai volentieri.
Manfredo, guardando in su, vide allora appunto quel venturiero alemanno che, preso al soldo molti mesi prima, egli aveva preposto a certi archibugieri olandesi, e che sapeva essere stato fatto prigioniero alcuni giorni prima dai Francesi. Perciò molto maravigliato:
—Voi qui? gli disse.
—Sano e salvo son qui, marchese, e quel ch'è riuscito a nessuno è riuscito a me.
—Avete potuto fuggire?
—Sì, illustrissimo.
E ciò dicendo discendeva l'erta e si faceva presso a Manfredo.
—Se voi vi rallegrate, continuò, perch'io sia scampato dai Francesi ed abbia ricuperata la mia libertà, vi rallegrate di ben poca cosa. Ma vi darò tal nuova per cui avrete a rallegrarvi davvero.
—E qual è questa nuova?
—Che la prigione e la fuga mi fecero scoprire una via segreta, per la quale, senza che i Francesi se ne accorgano, potrete entrare in Como, in qualunque ora vogliate, e sorprenderli e batterli e ricuperar quello che avete perduto.