Ben è vero che, al ritorno del Lautrec, ella sentì ancora un resto di paura per le terribili misure da lui prese, ma anche quella, spinta all'eccesso, avrebbe potuto diventar poi la causa di una conflagrazione improvvisa e risolutiva.

Il dì 11 di giugno cominciò finalmente a correre sordamente per Milano una strana voce: che il marchese Palavicino, alla testa di molta gente era comparso sul lago di Como in attitudine minacciosa. Dapprincipio si cominciò a negar fede a quelli che, pieni di esaltamento, raccontavano un tal fatto, poi crescendo il cumulo delle prove, subentrò la maraviglia, l'aspettazione, l'ansia. V'era tuttavia chi non sapeva ancora indursi a credere quanto si raccontava, quando il corriere spedito in tutta fretta dal comandante del presidio di Como a Milano, e l'improvviso ordinarsi delle soldatesche che stavano in castello, e il battere dei tamburi che risuonò turbinoso nel rione di Porta Comasina, persuase e colpì tutti quanti. Il nome del marchese Palavicino corse allora in Milano sulle bocche di tutti. Chi raccontava la sua vita passata chi le sue sventure, chi le ultime vicende in cui si trovò avvolto. Sapevasi che egli aveva sposato la signora di Rimini, e si parlò di costei e della misteriosa sua morte; ma s'ignorava al tutto che egli si fosse unito in matrimonio colla Ginevra Bentivoglio, della quale si ricordò la fuga, onde tutta Milano s'era tanto scandolezzata. Quante cose avvennero in sì lungo corso di tempo, si riandarono tutte in quei cinque o sei giorni, e i personaggi che l'uno dopo l'altro comparvero in questo libro, dal più al meno furon tutti oggetto dei discorsi generali. Corse finalmente anche la voce che il marchese Palavicino aveva sposata la Ginevra Bentivoglio, la vedova del terribile Baglione, e che anzi ella trovavasi a Como con lui. Una tal nuova colmò le maraviglie, accrescendo l'interesse per ambedue, il quale era tanto maggiore in quanto si connetteva all'interesse comune. Non è poi a dire con quale impazienza e con che ardore si cercavano le notizie dell'impresa di Como. Fu un tripudio generale, sebbene compresso, quando vennero propizie; fu un'inquietudine quasi tumultuosa quando si vociferò che la gente del Palavicino aveva dovuto ritirarsi fra i monti, e che la condizion sua facevasi più difficile di giorno in giorno.

In questo mezzo, cominciando a imperversar la stagione fuori dell'ordine naturale, con venti procellosi e gragnuole violenti e lampi continui; il popolo, a quel tempo, superstizioso oltre ogni credere, credette vedervi qualche indizio di una terribile catastrofe. Uscendo dalle disertate officine, gli artieri si radunavano a crocchi, e chi faceva un pronostico, chi l'altro; e siccome in quegli ultimi dì, sulla Piazza Castello, eransi dati atrocissimi supplizj a sei patrizi lombardi caduti nelle mani del Lautrec, si pensò che il cielo, col procelloso aspetto, volesse dar segno della sua collera, e taluni si confortavano considerando che se pure un'inaudita sciagura avrebbe avuto a colpire qualche mortale, questo sarebbe stato un francese; e tutti i pensieri correvano allora al governatore di fresco tornato a Milano, e che avendo trovato il figliuolo in assai mal termine di salute, e quasi coi segni della morte in sul volto, era uscito in disperate imprecazioni e in minaccie contro a' medici, che non avevan saputo fermare i guasti del morbo.

Ma qual fu la maraviglia quando mentre, l'attenzione era rivolta al figliuolo del Lautrec, il marchese Palavicino, circondato da venti gendarmi a cavallo, entrò in Milano e fu condotto al castello di Porta Giovia!

La nuova di una così tremenda sventura percorse come un fulmine la città, e ciascuno rimase colpito da quello stupore e da quell'angoscia che toglie perfino la facoltà di esprimerla in qualche modo.

Fu un lutto generale sentito nel profondo dell'animo, e non comandato; se non che in quello scambio della sorte la moltitudine credette che il cielo, anzichè i Francesi, avesse voluto punire la città di antiche e gravi colpe, cogliendola nell'oggetto del suo amore, e là appunto dove aveva riposta ogni speranza.

Però, nel ricordare, questo fatto doloroso, non si può a meno di provare qualcosa che somiglia al conforto, pensando a quella corrispondenza di amore e di gratitudine sincera che fu tra un individuo ed un'intera moltitudine, d'amore disinteressato per una parte e che non si manifestò a parole, ma con fatti; e per l'altra di un'effusione spontanea di pietà che se non fu efficace, fu però generosa, e, quando non foss'altro, compensò anticipatamente il Palavicino della freddezza e noncuranza dei molti i quali, abbagliati dal grande, non ebbero riguardo al buono.

Erano così corsi tre giorni dalla cattura del Palavicino; alla torre della Piazza de' Mercanti batteva la campana del mezzogiorno, e in quell'ora destinata dagli artigiani al riposo, molti di questi, dalla contrada Marsia, da quella di Pescheria, da quella dei Fustagnari, degli Orefici, e dalle altre che ricevono il nome delle arti diverse, venivano ad unirsi sotto al Coperto dei Figini per raccogliere altre novità e per discorrere intorno a quelle di cui pur troppo erano istrutti. Si raccoglievano sotto il portico, perchè nel cielo era un annottar tempestoso che minacciava rovesci di pioggia, come dalla metà di giugno soleva succedere ogni dì.

Innanzi alla bottega del merciajo Burigozzo, il quale aveva perduto alquanto della sua parlatina e se mai sentiva bisogno di sfogo, non si attentava di parlare che tra visi ben noti e dopo avere esplorato d'ogn'intorno con gran precauzione stava un crocchio piuttosto denso d'uomini che all'apparenza indicavano robustezza fisica e gran risolutezza; fra costoro trovavasi l'Omobono, fratello del Corvino, e quel fallito beneficato da Manfredo. Ed era cosa curiosa come, in quel vasto susurro di voci che facevasi sotto al portico, fra tanta gente intese a discorrere col massimo interesse, questo crocchio soltanto osservasse il più grave silenzio, e quelli che lo costituivano guardassero d'ogn'intorno con attenzione, con sospetto, con aspettazione, e di tanto in tanto qualcheduno, spiccandosi dalla folla e attraversando la piazza, si allontanasse per qualche istante, e ritornando poi sempre in silenzio, si facesse ancora coi compagni.

Ma venne il momento in cui uno di essi portò finalmente la notizia che gli pareva stessero attendendo.