—E questo, disse, questo è ciò che mi riesce insopportabile; e non so cosa farei perchè altri se ne incaricasse.

—Ti comprendo, Elia, ma conviene che ti faccia forza.

—E s'ella non sopportasse il dolore?

—Speriamo che lo sopporti. Ma intanto che tu vai a Cremia, io provvederò a ciò che rimane a farsi coi mercenarj di Manfredo; credo che per quindici giorni ancora vi siano i denari per le paghe, passati i quali, se non giunge un soccorso dal Morone o da altri, bisognerà licenziarli. Intanto io crederei bene di condurli, per la Valle d'Intelvi, sul territorio svizzero, il quale è a poche miglia di qui, che in tal modo, finchè si aspetta, si è in luogo più sicuro, e i Francesi del presidio, vivendo in continuo sospetto, non potranno recarsi a Milano per portar soccorso quando ci fosse il bisogno.

—Ciò è ben pensato, mi pare, e converrà dar gli ordini perchè si ritiri anche la gente che il Palavicino lasciò per ajuto sul lago.

—A questo ci ha già provveduto lui, e tutto è fatto.

La notte, quantunque il lago fosse procelloso e minacciasse fortuna, l'Elia si recò a Cremia.

CAPITOLO XXXVI.

La nuova di tali avvenimenti aveva messo intanto uno strano sobbollimento negli animi dei Milanesi. Già da molto tempo prima erano stati in aspettazione di qualche gran cosa, e la continua resistenza dei fuorusciti raccolti in Reggio contro le scorrerie francesi, non è a dire che fiducia e quante speranze avesse in loro suscitato. Avean saputo inoltre che stavasi concertando una lega tra Leone e Carlo, la quale, siccome tutto induceva a credere, avrebbe risolutivamente cacciato dalla Lombardia quelli che, da tanti anni, con tirannia sì atroce la governavano.

Coloro, ed erano i più, che durante tale dominazione mai non poterono uscire dalla città, da principio, percossi dall'insolita miseria, non avevan saputo che tremare e lamentarsi e piegare il collo—e in così deplorabile condizione continuarono per gran tempo. Ma nell'anno in cui il Lautrec stette in Francia, e il Lescuns meno atroce, lo rappresentò, alla prima notizia del complotto di Reggio cominciarono alquanto a risentirsi dal pauroso torpore, e più d'una volta avvenne che la folla prorompesse in qualche sfogo improvviso di furore contro le soldatesche; sfoghi, che sebbene in breve venissero repressi dalle forze soverchianti, pure erano indizio che, se continuavasi di tal guisa, la moltitudine, dalla disperazione medesima fatta accorta della propria forza, avrebbe potuto, a lungo andare, riuscire formidabile a quelli stessi che tanto l'avevano oppressa.