—Dunque s'ella è respinta e il governatore sta ostinato?…
—Come t'ho detto; il resto lo sai. Va dunque.
E si divisero.
Omobono seguì la sua via e raggiunse la moltitudine, la quale s'era affollata ristagnando intorno alla carrozza della moglie del Palavicino.
La Ginevra non sapeva che quel fermento popolare era mosso dal conte Mandello e dall'Elia Corvino, perchè questo, sebbene a malincuore, non aveva voluto per nessun conto scemarle il dolore, dandole argomenti di speranza. Come sappiamo, voleva che il popolo venisse infiammato dallo spettacolo di un dolore e di una disperazione senza limiti. E pur troppo il dolore della Ginevra fu tale e lo sarebbe stato, quando pure avesse avuta qualche promessa d'ajuto. Messasi dunque in viaggio, nell'ora stabilita dal Mandello e dal Corvino, percorse tutto lo stradale senza mai cessare dal pianto per un momento, e spesso dando in tali espansioni di angoscia, e in tal gemiti, che la donna che gli sedeva presso nella carrozza non trovava più modo nessuno per confortarla.
Lungo lo stradale non ebbe neppure la facoltà d'accorgersi della sparsa gente accorsa dalle ville per vederla e commiserarla, ma entrata in Milano, rimase a tutta prima attonita della moltitudine che le moveva incontro, e maravigliata domandò al'ancella, che fosse?! Ma le parole e le grida del popolo l'avvisarono d'ogni cosa. Se non che questa pubblica attestazione di pietà, queste voci di conforto che in tuon lugubre le giungevano da mille punti della folla stipata, questo lutto universale, essendo prova del quanto a tutti fosse cara la vita del suo Manfredo, con una fitta più profonda le vennero a colpir l'animo, e il pianto rattenuto dal primo stupore tornò a sgorgare con tanta passione, e sul suo volto, in cui tutti gli sguardi eran fissi, si mostrarono i segni di uno strazio morale così opprimente, che dalla folla si levò un sol grido che tutti esprimeva i varj affetti, onde ciascuno era agitato.
Le donne medesime prendevan parte a questo pubblico dolore, e qualche voce femminile, frammezzo al generale frastuono, giunse con un suono più gradito all'orecchio della misera Ginevra. E dalle finestre, e dai balconi e dai ballatoj si vedevan teste affacciarsi e cercare con pietosa curiosità lei, che la sventura aveva tanto colpito.
Ma tra le espressioni generali e vaghe della pubblica pietà s'udirono anche precise e calde proteste che per poco fermarono l'attenzione e le lagrime della Ginevra. E taluno, che rompendo l'onda del popolo, s'erale recato presso per vederla meglio, e più degli altri ne aveva sentito compassione, lasciò sfuggirsi qualche parola che spiegava il pubblico intento.
—Illustrissima signora, non piangete così.
—Signora, sperate; v'è chi pensa per voi.