Il conte Mandello e il Corvino non avean voluto darle a compagno nessun uomo che potesse prestarle qualche soccorso in tali momenti, pensando che la sua disperazione abbandonata a sè stessa avrebbe fatto più che altro. E si apposero in fatti.
Dopo alcuni istanti di silenzio:
—Potete crederlo, o signora, continuò il vecchio, che se ci fosse un filo, un sol filo di speranza, quantunque l'ira del governatore fosse tutta per prorompere su di noi, pure non temeremmo d'affrontarla.
—Signore, proruppe allora la Ginevra, s'egli è vero quello che mi dite, se non temete per voi, fate dunque ch'io mi trovi faccia a faccia col governatore; se questo mi si concede, s'io posso dire qualche parola a quest'uomo, per quanto sia terribile, pure io confido che cederà alle preghiere, perchè io non pretenderò già ch'egli abbia a rimetter tosto in libertà il marchese, mio marito: questo, forse, non sarebbe nella sua facoltà; solo io domando che protragga il giudizio, e che tutto rimetta al re. Allora io mi affretterò a Parigi ai piedi di Francesco; questo re è buono, e non permetterà ch'io abbia a morir disperata. So che la Cameretta si è già radunata, so che domani pronuncierà la sentenza; s'io non parlo oggi al governatore, s'egli non giunge in tempo a sospendere il giudizio prima che la sentenza sia data, vedete che tutto, tutto è perduto. Annunziatemi dunque, parlate a chi sta presso al governatore; quest'uomo avrà pure taluno che gli sarà più accetto degli altri. Raccomandatemi dunque a costui; per carità, fate quanto io vi dico!
Il vecchio caporale ascoltò tutto senza mai parlare, poi disse:
—Voi mi fate pietà…. ma quanto chiedete è troppo!… pure aspettate qui…. vado e torno. Non vi do nessuna speranza, anzi vi esorto a non attender nulla di buono; tuttavia qualche cosa dirò, non già a Sua Eccellenza, che vorrei piuttosto cadere in terra morto, ma a chi talvolta…. basta, aspettate qui.
E ciò dicendo si allontanò lungo i portici, e scomparve.
L'aspettazione che si mise nell'animo della Ginevra alle parole del vecchio caporale, si mise parimenti negli uomini d'armi che le stavano intorno, senza l'ansia però e quell'incertezza orribile che di minuto in minuto sempre più andava fiaccando le forze della sventurata moglie di Manfredo. Chiunque allora, senza sapere di che si trattasse, fosse entrato sotto ai portici del palazzo ducale sarebbe stato colpito dallo strano spettacolo.
Era un centinaio di soldati tra lancieri e archibusieri e spadoni e artiglieri, per la maggior parte de' più bassi gradi dell'esercito, e quasi tutti, per quanto indicava l'aspetto, tolti alle infime classi del popolo e con quella speciale durezza in aggiunta che suol dare il costume militare; e tutti costoro, ad onta di questo, bisbigliando sommessamente quasi per timore di farsi udire, stavan raccolti in largo cerchio intorno alla Ginevra, la quale subitamente colpiva e per la ricca semplicità delle vesti, e per l'aspetto in cui vedeasi la nobiltà trasparire dalla bellezza dignitosa e molle ad una, e pei segni dell'affanno e delle lagrime recenti; e con tutto quest'apparato di nobiltà, di bellezza, di mollezza, la si vedeva star là immobile, sebbene la pioggia, pel vento che imperversava, cadendo di traverso sin sotto ai portici, le avesse fatto ai piedi un lago d'acqua e l'avvolgesse di continua spruzzaglia.
Ma, per quanto fosse stata pregata di entrare in una di quelle stanze a terreno, non ascoltò mai parola, e sempre stringendo nella propria la mano della donna che stava seco, teneva intensamente rivolta la pupilla per dove era scomparso il vecchio caporale.