—So tutto, e chi nol sa!

—Dunque…. chi volete voi che s'attenti di pregare Sua Eccellenza per questo giovane lombardo?

—Anche a ciò ho pensato io pure; ma quella donna infelice non cessava dalle preghiere e dalle lagrime, e non cesserà sì presto; ond'io dissi fra me: se in palazzo v'è un uomo che sia amato da Sua Eccellenza, è il maestro Bonnivet. S'egli trovasse mai il modo d'indurre il governatore ad ascoltare questa donna…. sarebbero tanti guai riparati…. perchè costei non mi par disposta ad uscire così facilmente di palazzo, ed io m'aspetto di vederla a cader morta sul lastrico del cortile, anzichè partirsi senza aver parlato al governatore….

—È un grave intrigo…. ma pur troppo non è modo a ripararvi…. tutt'al più verrò io stesso a veder questa donna, e farò di persuaderla.

—Maestro, non ci riuscirete, credetelo a me.

E senza più discesero e s'affrettarono là dov'era la Ginevra che aspettava.

I colleghi del caporale credevano ch'egli avesse voluto presentarsi al fratello del Lautrec, monsignore di Lescuns, dal quale potevasi forse sperar qualche cosa; perciò quando lo videro comparire col medico Bonnivet non seppero congetturare qual intenzione fosse la sua; ma la Ginevra che non lo conosceva, e in questa comparsa d'un nuovo personaggio trovò subito una speranza, si mosse istantaneamente, e loro correndo incontro:

—Signore, disse rivolta a Bonnivet, se voi siete venuto per esaudire la mia domanda io vi benedico. Fate dunque ch'io possa parlar subito al governatore.

Queste parole, che indicavano una viva speranza rendevano necessariamente difficile qualunque risposta che mirasse a distruggerla. E il medico Bonnivet contemplando la Ginevra, e vedendo sul volto di lei i segni d'una passione struggente, sentì i primi consigli della pietà mentre svanivano quelli della prudenza.

Allora più per profferire qualche parola, che per altro, tentò distoglierla dal suo proposito; ma tornando a prorompere la disperazione della Ginevra: