—Ebbene, disse, io non ho che un consiglio da darvi. Codesta vostra ostinazione ci metterà tutti in un terribile imbarazzo, chè voi non sapete qual furore egli sia, quando scoppia, quello del governatore, e in tali circostanze, ed oggi specialmente. Pure, quando tutti quelli che son qui lo consentano e le guardie che stanno nelle anticamere di Sua Eccellenza non vogliano, per amor vostro, aver riguardo a sè stesse, passate oltre, salite, entrate nella sala d'armi…. e colà fermatevi ad aspettare che per avventura passi il Lautrec; quand'io gli do qualche speranza sulla salute del suo figliuolo, egli, riavendosi qualche poco, suol recarsi ancora là a tentare le sue armi predilette…. Se dunque nel malato fanciullo v'è qualche indizio di miglioramento, se una speranza ci fosse realmente, se l'umore del Lautrec fosse men tetro del solito, se passando dove voi lo starete attendendo, la vostra vista nol conturba e non gli promuove il solito furore…. se tutte le circostanze insomma, per la bontà di Dio, avessero a concorrere in vostro soccorso…. potete sperare; ma v'avverto che sarà difficile….
Allora domandò a tutti gli uomini d'armi che s'erano avvicinati, se non avevano difficoltà nessuna di lasciare passar oltre quella donna infelice.
—Passi! gridò più d'uno. Sua Eccellenza non vorrà già farci impiccar tutti quanti, e le guardie che stan nelle anticamere possono benissimo gettar la broda su di noi. Passi dunque, passi!
La Ginevra, sempre accompagnata dalla sua donna, s'innoltrò allora pei portici e salì lo scalone…. La metà degli uomini d'arme l'accompagnarono curiosi di ciò che ne sarebbe seguito.
In questi momenti stavasi il Lautrec nella stanza del fanciullo Armando. Il medico Bonnivet aveva raccomandato il maggior silenzio possibile affine di conciliare qualche sonno al malato, e perchè il fracasso esterno non gli provocasse un sussulto di convulsione, aveva fatto chiuder tutte le porte.
Il Lautrec, in un canto della camera, in piedi, appoggiato colla sinistra ai bracciuoli di una gran seggiola, colla destra cascante, e la testa china, aveva tutta l'apparenza di un uomo che fosse sprofondato in un pensiero unico; ma realmente, più che la fissazione in un'idea, era la confusione di tante che gli aveva fatto prendere quella posa.
Avendo fìn dalla nascita dato indizio di una complessione debolissima, da più d'un anno malaticcio, il giovanetto Armando, preso alcuni mesi prima da tosse violenta e da febbre continua, non aveva potuto più sorgere dal letto, nè per quanti argomenti siensi adoperati, nè per quante consulte siensi fatte tra i più reputati medici d'allora che furono invitati anche da lontanissimo, non si potè mai giungere ad un risultato che desse qualche speranza di guarigione, e tutti convennero col medico Bonnivet sulla natura del male del giovinetto.
Nè per ciò nessuno stia a credere che questa sia stata una di quelle punizioni, onde il fato dava una volta le sue lezioni morali.
Il fanciullo, fin dalla nascita, portò nel germe il malore che doveva consumarlo, e ciò pur troppo sarebbe avvenuto quando pure il Lautrec con benefica mano avesse migliorata la condizione dei Milanesi e avesse lasciato qualche monumento di straordinaria virtù, e gli eventi si fossero intrecciati in modo che la duchessa Elena fosse stata moglie di lui. Ciò che la natura avea determinato era irrevocabile, e se la vita del Lautrec fosse corsa sempre tranquilla, a questo punto avrebbe provato il primo dolore.
Ma il Lautrec non la pensava così, e sebbene, per la durezza medesima della sua natura, men che la maggior parte de' suoi contemporanei, subisse le influenze della superstizione, pure vi andava soggetto anche lui, e tanto più quando l'anima sua s'inteneriva per qualche affetto straordinario.