Il medico avrebbe voluto continuare il discorso per disporre il Lautrec al nuovo incontro in qualche modo, o per vedere qual effetto sarebbe mai per produrre su lui la presenza della moglie di Manfredo…. ma giacchè se ne usciva spontaneamente, non volle trattenerlo di più, desiderando si risolvesse presto ogni cosa.

Le anticamere dell'appartamento del Lautrec s'erano intanto affollate di ufficiali dell'esercito accorsi alla notizia che la moglie del Palavicino era entrata nella sala d'armi per tentar di parlare al governatore. Nè, vinto il primo ostacolo delle guardie che stavano alla porta del palazzo e nei cortili, a nessuno, per quanto fosse strana la comparsa di una donna in palazzo, venne in mente di respingerla. Bensì taluno dei baroni, i quali, pel loro grado, convivendo sempre col Lautrec, lo conoscevano meglio ancora degli altri, non mancarono di far qualche rimostranza; ma il medico Bonnivet aveva informato d'ogni cosa monsignore di Lescuns, il quale dopo essere stato ostinato un pezzo, permise infine che la moglie del Palavicino tentasse quel mezzo al fine di parlare a Sua Eccellenza. D'indole più paurosa del suo fratello, e avendo avuto alcun sentore d'un sobbollimento popolare, non vide mal volentieri che al governatore si presentasse un'occasione per mostrarsi men duro del consueto, perciò comparso a tempo fra i baroni, acquetò ogni loro timore, dicendo che avrebbe preso sopra di sè tutte le conseguenze dell'ira di suo fratello.

Ma questo, uscito dalla stanza del figliuolo, e passeggiando d'una in altra camera, udì quel ronzio incessante che si faceva nelle anticamere, e s'intorbidò pensando che quel rumore potesse giungere anche all'orecchio del figlio, però, indispettendosi che gli si avesse così poco riguardo, nè sapendo dissimulare il benchè minimo soprassalto di sdegno, attraversò di volo tutte le stanze, e portandosi improvvisamente dov'eran baroni, ufficiali e soldati, proruppe, quando meno era aspettato, in un violento rabbuffo che costrinse tutti quanti al più profondo silenzio.

L'appartamento del Lautrec era diviso dalla gran sala d'armi, da quelle anticamere appunto dove s'eran fermati tutti i soldati. La Ginevra Bentivoglio era già entrata nella sala ad aspettare che la provvidenza gli mandasse il governatore men torbido del solito, ed era stata lasciata colà con tre o quattro guardie soltanto. La condizione di quella infelicissima donna era tale che, non trovando mai requie, ora si sprofondava in un muto abbattimento, ora tentava di sfogare l'immenso affanno parlando colla donna che tenevasi presso, ora prorompeva in lagrime e gemeva dirottamente, disperatamente. Volle dunque il caso che quando il Lautrec fe' tacer tutti coll'improvvisa comparsa e col violento rabbuffo, la povera Ginevra, più non potendo reprimere la passione che la rodeva e l'angore convulso, e quasi non ricordandosi più del luogo ove trovavasi, desse in pianti e in querele.

Per descrivere esattamente come si commosse il volto del Lautrec all'udire quella voce gemebonda, quella voce di donna principalmente; per descrivere le sensazioni che si dipinsero sulle facce di tutti, quando, udendo quel suono, si volsero al governatore, in attenzione di quanto poteva succedere, converrebbe esser stato presente. Le parole iraconde in cui il Lautrec era uscito alcuni momenti prima, erano indizio ch'esso versava allora nella più turbolenta agitazione dell'animo. Perciò, sebbene la pietà non fosse la virtù degli uomini colà raccolti, pure, ad onore del vero, convien dire che, dimenticando sè stessi, tutti si atterrirono pensando alle ingiurie, e forse alle violenze che avrebbe dovuto patir la donna infelice alla quale tutte le speranze venivan distrutte, se il Lautrec non ascoltava le sue preghiere. E quand'esso, dopo aver gettate qui e là delle torve occhiate, per cercar forse una spiegazione a quanto aveva udito, si mosse di slancio ed entrò nella sala d'armi, ciascuno si sentì quasi forzato a seguirlo, ma con quell'ansia paurosa onde si andrebbe a contemplar lo spettacolo d'una belva che bramosa si gettasse su chi non ha difesa.

Il medico Bonnivet, il quale aveva allora lasciato il letto d'Armando, e a vedere come si mettesser le cose era corso dov'eran gli altri, giunse appunto quando la moltitudine dei soldati s'affollava sul limitare della sala d'armi. Giunse e domandò che fosse?!

—Ahimè, gli diss'uno, se noi avessimo respinta quella donna, ingiuriandola, avremmo fatto il suo meglio, maestro; Sua Eccellenza è peggio irato che mai, e Dio sa cosa vorrà succedere.

Il medico si conturbò tutto quanto, e fece per entrare anche lui in quella che sentì un grido della Ginevra, e la voce nasale e prorompente del governatore.

Bonnivet si strinse nelle spalle, ma udì quasi subito tacere tanto il governatore che la moglie del Palavicino, e allora avendo potuto entar nella sala, vide il Lautrec nel mezzo che, immobile, teneva abbassato lo sguardo sulla figura della Ginevra, la quale stavale aggruzzata ai piedi come cosa colpita dal fulmine.

—Ditelo voi tutti a costei, gridò poi il Lautrec riscuotendosi improvviso, ditelo voi s'io potrò mai concedere una grazia a suo marito. Guardatela tutti, questa è la moglie del Palavicino, guardatela questa pazza, che viene da me a cercar favore pel suo tristo marito!