—Se vostra signoria illustrissima si recasse un tratto a confortar la contessa, farebbe opera caritatevole. Ella teme che da un momento all'altro questi furfanti entrano da lei a furia, e trema di spavento.

—Questo non può succedere. Andate a dirlo alla contessa.

—Se ci andaste voi medesimo, illustrissimo, sarebbe assai meglio.
Ella si conforterebbe vedendovi.

—Se ciò è, andiamo.

Il servo allora condusse il conte per molti corritoj, e pervenuto finalmente a una porta, bussò, dandosi a conoscere; una voce acuta, fessa e tremolante domandò che cosa fosse.

—È l'illustrissimo signor conte Mandello che è venuto in palazzo a sedare il tumulto, rispose il servo.

Allora l'uscio fu aperto, e il conte entrando vide una camera assai poveramente addobbata, una vecchia fantesca in piedi, e la contessa seduta. Nella camera non c'era che una tavola, due seggiole, un inginocchiatojo, un Cristo in croce e un grosso libro nero. Il Mandello girato l'occhio intorno:—Mi maraviglio, disse, che voi ve ne stiate in questo sozzo bugigattolo, mentre la canaglia sta contemplando il proprio ceffo ne' vostri specchi e saltando, sfilaccia il velluto delle vostre sale.

—Capirete dunque, ella disse, che se si continua di tal passo, non c'è più che la fine del mondo.

—Questo potrebbe darsi, contessa; pure avrete la bontà di confessare, che il torto, ben più che d'altri, è vostro questa volta,

—È mio? Chi vi può capire?