—Ho a domandarvi scusa di una cosa, amici cari, cominciò a dire.

Tutti si misero in attenzione.

—Stando nella mia camera ho ascoltato assai bene tutte le vostre parole e tutti i vostri disegni. Egli è vero però che la colpa non è già tutta mia, perchè le vostre voci erano così estremamente sonore, che v'avrei udito anche all'altezza della torre. Avendo dunque avuto sentore che intendete porvi in cammino stanotte medesima, non sarà mai vero, dissi fra me, che costoro abbiano ad uscire di città senza ristorarsi con qualche cordiale; però, dal momento che mi avete onorato dei vostri segreti, spero che mi perdonerete se vi ho fatto chiamar su e che vorrete onorarmi assaggiando il mio vino.

Tutti si guardarono in faccia maravigliati; il Palavicino allora fece due passi innanzi, e si piantò in faccia a Pierin da Sesto, il quale se ne stava immobile e alquanto impacciato:

—Dunque hai risoluto d'andartene anche tu, gli disse poi con un accento pieno d'affabilità e di dolcezza; non so che dirti, le cose qui ti vanno fieramente alla peggio, e col danno della tua città, ti potrai rifare assai bene. Io non posso che lodarti.

Qui fece una pausa, poi soggiunse:

—Egli è gran tempo, amico, ch'io ti conosco… Qualche anno fa, trovandomi a caso col Luino, e il discorso essendo caduto su te, me ne disse cose grandissime quel bravo maestro, e mostrandomi alcune tele che tu eri venuto lavorando, mi assicurava che Iddio t'avea dato così mirabile ingegno, che il divino Raffaello forse avrebbe avuto un grand'emulo a questi dì. Sia dunque benedetta la donna che ti ha partorito. Pure avrei a dirti qualche cosa….

Qui fece una seconda pausa, e ricominciò poi così:

—Passerà un secolo, caro mio, più di uno ne passerà, e Dio sa quanti, l'un dopo l'altro, e le tue tavole avran prezzo sempre maggiore in ragione di tempo. Coloro poi che vivranno in quelle remote età, osservando i prodigi del tuo pennello, non finiranno di fare le meraviglie; questo è certissimo. Tuttavia la lode non verrà affatto sola. Peccato, dirà taluno, che a tanto ingegno venisse compagna così turpe viltà, giacchè avete a sapere che costui ha preso l'armi al danno del proprio paese; e forse colui che parlerà di tal modo, colto da un impeto d'ira, sarà tentato di rompere e distruggere il lavoro del mirabile pennello dicendo: non è giustizia che di costui ancora si perpetui l'infame memoria. Credilo a me, Pierino, anche questo potrà darsi…. Tuttavia bevi e ti prepara al viaggio.

Il pittore chinò la testa, avvilito e costernato, senza sapere cosa rispondere; ma il fallito che gli stava presso e ch'era uomo facilmente irritabile, e portava un astio cordiale a tutti coloro che godevano d'una certa prosperità, a quelle parole del Palavicino che gli parvero stranissime, si diede a passeggiare per la sala con poca soggezione e meno rispetto, e parlando ad alta voce come se discorresse tra sè, con un certo suo fare beffardo insieme e iracondo: