Il giovane a tali parole si fe' tristissimo.
La signora stette guardandolo un pezzo, poi riprese:
—Hai tu dunque risoluto?
—Che cosa risoluto?
—Che tu combatta quest'oggi contro i Francesi?
—E ciò mi domandate? ma voi lo sapete pure. Quel ch'io pensavo a diciott'anni, anche oggi penso con quel fervore medesimo, e più. E ch'io debba combattere quest'oggi, è mio destino.
—E il mio è quello di viver sempre in affanno e di non aver mai una consolazione da te; ma, per carità, ascoltami, il mio Manfredo. Io non ho mai veduto tuo padre così inclinato, come oggi, che l'ho lasciato con qualche speranza, a dimenticare, a perdonar tutto. Non lasciarti sfuggire quest'occasione. Potrebbe non venire mai più, e lui altro non vuole se non che tu non combatta quest'oggi contro i Francesi, e rimanga in città… e tutto è finito, ed io sarei la più felice di tutte le madri.
Manfredo crollava il capo e pareva inquietissimo.
—Senti… tuo padre ti ha duramente scacciato per questa ostinazion tua… e ti ha maladetto…. Tu non ci hai colpa… lo so, tutti lo sanno. Ma la maledizione di un padre è terribile, il mio povero Manfredo, e viene il dì….
Il giovane si scosse a queste parole, e un misterioso raccapriccio gli tramestò tutta l'anima. Accorgendosi poi che la sua volontà quasi subiva la influenza di quel raccapriccio, indispettito di lasciarsi così sopraffare, e in quel momento, e per sua madre, tant'ira lo prese, che non bastò a dominarsi, e proruppe: