Chi tiene fra le mani la verga del comando ed è ancor ricco di potenza fisica, vedendo in che e in quanto avvantaggia gli altri, il concetto che può aver di sè stesso non trascende giammai i limiti, perchè la realtà gliene dà la giusta misura. Ma chi, invece, non ha altro al mondo che quel fluido imponderabile, il quale vien detto nobiltà, non potendo sapere quel ch'ella sia precisamente, ajutato dall'imaginazione le attacca quel valore che più gli piace, e col superbo fantasticare va tanto innanzi che gli riescono angusti i più estesi confini.

Chi scrive conosce un tale della costola d'Adamo, uomo del resto di molto ingegno e di miglior coltura, e, come parve a taluno, anche di assai buon senso, il quale tiene per fermo che i patrizi sieno, nella grande catena, d'un bel tratto più presso a Dio che non il resto del genere umano; assunto che si affanna a dimostrare con una convinzione veramente prodigiosa, e, quel che più fa maraviglia, senza che il vino gli abbia dato alla testa.

Ora, tornando al Bentivoglio, era verissimo quanto di lui aveva saputo il Morone da quel tal Marsiglio di Lodi. Verissimo che essendogli giunto a notizia l'arrivo del Baglione (il quale, a gratificarsi i Francesi, avea seco condotto cinquecento lance per aggregarle all'esercito del re, e intanto aveva posto gli alloggiamenti a Lodi) tosto erasi colà recato a visitarlo.

Sebbene egli avesse trovato il Baglione invecchiato ed orrido da far paura, tuttavia avea subito tentato riannodare il filo che, tre anni prima, era stato mal suo grado spezzato. Come il lettore ben sa, era il Baglione tra' più facoltosi e potenti signori della Romagna, e per l'ajuto di Francia, era possibile avesse a salire più alto ancora, e il Bentivoglio, per quanto cogli ambiziosi desiderj girasse lo sguardo fra tutte le teste coronate d'Italia e fuori, non avea però mai trovato un personaggio migliore del Baglione con cui collocare la propria figlia, e collocarla in modo, che potesse esser d'ajuto a lui medesimo. Però, quando Giampaolo era stato improvvisamente assalito da quei mali che in tutti gl'Italiani aveva indotto la speranza, anzi la certezza, fosse per morirne in breve, egli si tenne perduto, vedendosi tolto un così valido mezzo a ricostruire lo scrollato edifizio; per questo è facile immaginarsi il contento di lui, allorchè, fatte quattro parole col Baglione, tosto comprese esser colui ancor pronto a sposare la Ginevra, benchè gli avesse posto una condizione.

—Aspettate si spieghi la fortuna di Francia, aveagli detto il signore di Perugia, aspettate che s'abbia a conoscere in quanti piedi d'acqua siamo noi, e allora la discorreremo. Domani o dopo si verrà ad una decisiva giornata. Domani o dopo quel che avrà a stabilirsi fra noi sarà stabilito. Del resto, io sto qui e non mi muovo, le mie lancie son condotte da Orazio, e se venni qua in persona io stesso, è perchè ho bisogno di tener quattro parole col re. Sto attendendo anch'io con impazienza quel che sarà per uscire da tutto ciò, ma spero bene. Ho una gran sete, caro mio, e mi conviene patire l'arsura finchè non vegga recisi gli unghioni di leone da questo ragazzo di re. Tengo nella stía della mia Perugia ad ingrassare, tre capi di pollame ai quali tireremo il collo quandochesia; un protonotario che ci ha tradito, un vescovino che s'impacciò di battaglie, un cardinale che si balocca colle daghe, le misericordie e gli schioppetti. Se dunque i Francesi si comporteranno bene, il papa farà cantare il miserere per tutt'e tre, e non avrò più un timore al mondo di lui. Allora venite qui, e senz'attender altro, qualche cosa si farà. La vostra figlia mi piace e la sento lodata da tutti, e, in quanto a me, sebbene allorchè spira tramontana mi vengano ancora certe doglie acute, pure qualche bollitura di gioventù me la sento ancora fra le vene.

A queste parole, sentitosi tutto confortare, il Bentivoglio era ritornato a Milano per preparare la figlia a quelle nozze che dovean essere imminenti; e in quel modo che tre anni prima s'era mostrato così insensibile ai pianti disperati della unica sua figliuola, lo fu anche in codesta occasione, e più ancora. Eppure s'ella gli fosse morta allora se ne sarebbe rimasto fortemente addolorato per tanta sventura, e avrebbe sparse lagrime abbondanti e sincere; ma trattandosi di ricuperare Bologna ogni fonte di pietà veniva essiccandosi in lui, e del resto, a spiegare i fenomeni dell'ambizione e' è un assortimento di sentenze l'una più decrepita dell'altra.

Dal dipendere adunque le nozze di sua figlia dall'esito della battaglia, è spiegata la cupa inquietudine del Bentivoglio in questa mattina del 15 settembre. Appena i cinquantamila svizzeri erano usciti di Milano e li seppe arrivati tra S. Donato e Marignano, anche egli tosto uscì della città, e si recò in un suo palazzotto ove si ritraea assai spesso quando, infastidito della fastosa ricchezza dei numerosi patrizj milanesi, che non parevano far di lui quella stima ch'egli pretendeva, aveva bisogno per dimenticare il fastidioso spettacolo della città, della solitudine e del silenzio d'un luogo dove nessuno potesse contrastargli il primato, e a lui fosse lecito di reputarsi quel che meglio gli fosse piaciuto. S'era poi scelto a dimora un luogo vicino all'abbazia di Chiaravalle perchè gli piaceva intertenersi col reverendo abate che già aveva conosciuto sino dal 1504 a Bologna, nella quaresima del qual anno aveva colui predicato in San Petronio con straordinario concorso di tutta la città. Più cose poi aveva stabilito il Bentivoglio dopo l'abboccamento avuto col signore di Perugia, l'una, che il reverendo abate di Chiaravalle fosse colui che benedisse gli sponsali, l'altra che non doveva correre più d'un giorno dopo l'esito della battaglia senza che le nozze fossero già strette, la terza che non sarebbe entrato in Milano prima che ad ogni cosa fosse dato compimento, e gli sposi con gran pompa facessero il loro ingresso in Milano intanto che vi si rimetteva il governo francese. Siccome però di codeste cose, per quanto esso fosse intestato di volerle assolutamente, pure poteva benissimo darsi il caso che non ne avvenisse neppur una, così contrastavano e cozzavano nella sua testa molti pensieri in quel mattino, e le ore che aveva trascorse sulla guglia dell'abbazia furon certo delle più tormentose della sua vita.

Stato adunque per qualche tempo appoggiato al parapetto della guglia, e incessantemente perturbato dalla tormentosa vicenda dei dubbj e delle speranze, al sentire le onde dell'aria sempre più agitate dagli scoppj continuati dei cannoni e delle artiglierie:

—Oh fossi anch'io colà, uscì a dire con impeto. Codesto sole cocente, che da tre ore mi batte sul capo, mi abbrucia più d'un razzo d'artiglieria. E non so nulla di quel che avviene a sì breve distanza da me, e tanto si aveva a rimanere sotto coltre.

—Fra breve ci sarà ben nota ogni cosa, rispondeva l'abate.