E senz'altre parole, accostatosi all'uom del Morone, indossò la palandrana e s'accompagnò con lui. Non avendo a far molti passi, in pochi momenti furono a palazzo, dove tosto entrarono.
Messo il piede in un'anticamera, l'uom del Morone disse al Corvino:
—-Aspettate qui un momento, che vado ad avvisarne sua signoria illustrissima.
Quasi nel medesimo tempo uscì a dirgli: entrasse tosto, che il signore l'aspettava.
Quando il Corvino entrò, il Morone stava passeggiando nel suo gabinetto; ma fermandosi allora di tratto, insieme all'affabile saluto volse a colui uno sguardo assai penetrativo e scrutante; la qual cosa fece pure il Corvino, ammiccando anch'esso in quel momento, certo senza avvedersene, con quello stringere dell'occhio destro che era un lezio abituale e caratteristico del cancellier Morone.
Ora si trovavano al cospetto l'un dell'altro due uomini, dotati di una così identica natura d'ingegno e originarie attitudini che a percorrere, se fosse mai stato possibile, con un sol colpo d'occhio, tutta l'innumerevole schiera dei viventi a quell'epoca, non ne sarebbero trovati altri due tanto simili fra loro. Ma per conoscere una tale somiglianza, era bisogno far lunghi preparativi in prima, occorreva collocarli nudi ambidue sulla tavola dell'analisi, trasportarli fuori delle contingenze sociali, farli rimontare all'era adamitica, vederli così come la natura aveali formati prima che le mille modificazioni d'una società artefatta, della classe, dell'educazione, della sorte, del tempo diversi, li avesser tramutati in gran parte. E anche senza tuttociò, bastava forse chiudere un occhio su quella differenza tanto scandalosa che interveniva tra il feltro spelazzato e tignoso d'Elia Corvino, e il magnifico robone di velluto damascato che indossava il Morone, e portarlo solo sul volto d'ambedue. Non già che la loro somiglianza fosse pari a quella di due gemelli; non trattavasi qui d'eguaglianza perfetta di contorni e di linee. Ma un fisionomo, a primo tratto guardandoli, senza pensarci due volte, avrebbe detto:—Qui, più che il leone, c'è la volpe, e non saprei chi dei due sopravvanzi l'altro.—E v'era de' momenti in cui anche le linee e i contorni s'armonizzavano egualmente in ambedue, per certi guizzamenti di muscoli repentini, per alcuni tratti e moti abituali tanto nell'uno che nell'altro, come s'è veduto. E per verità d'altro non era effetto che della varia fortuna, della varia classe, della diversa potenza fisica, se l'uno era un esemplare ed esperto ed acutissimo magistrato e uomo di Stato, il quale aveva fermata l'attenzione della canuta esperienza del re Luigi, e avea piena Italia del suo bel nome, nel mentre che l'altro era un oggetto di contrabbando, un'esistenza morbosa, uno scarto della società, una cosa che forse potea far la sua figura a lume di candela, ma che non bastava a sopportare la chiara luce del sole. Certo, le due psichi, che stavano ascose nell'involucro di que' due corpi, erano state, originariamente, di una stessa natura, d'una forza medesima, d'una medesima bellezza; se non che l'una giovata, da mille combinazioni, aveva potuto crescere sempre più florida, dignitosa, potente; l'altra invece, intristita dagli assidui miasmi d'una esistenza corrotta, aveva perduta la bellezza originaria.
Vogliamo sperare che nessuno vorrà sdegnarsi con noi se osiamo istituir confronti qui fra l'illustre, che ha tanti diritti alla stima de' posteri, e un uomo qual era Elia Corvino. Ma possiamo assicurare non se ne sdegnerebbe neppure lo stesso cancellier Morone, giacchè, colla scorta del suo mirabile acume, tosto prenderebbe la cosa pel suo verso. Ora, tirando innanzi intrepidamente, si potrebbe dire che se quelle due creature, il Morone e il Corvino, si fosser potuto, a così dire, tramutare in cuna, e il figlio del mercante plebeo, fosse stato posto al luogo del fanciullo del gentiluomo, il dialogo che in oggi sta per succedere sarebbe forse successo egualmente; ma il Corvino, avvolto nel suo robone di damasco, avrebbe fatto domandare il Morone, e questo tutto cencioso se ne starebbe ad attender gli ordini e a coglier la parola al volo del nobile magistrato.
Ed era veramente il caso di coglier la parola al volo, perchè il Morone avrebbe voluto bensì che il Corvino si fosse preso sopra di sè l'assunto di stornare in qualche bel modo le nozze del Baglione colla Ginevra; ma esso non gliene avrebbe mai data espressa commissione.—Era collocato troppo in alto perchè gli sguardi non avessero a cadere su lui, e troppo gli premeva l'integrità della fama e la sicurezza propria.—L'astuto potente s'era guardato attorno ben bene per trovare a chi potesse far procura, ma siccome, poteva ancora darsi il caso di compromettersi, così il Morone pensava al modo di poter essere inteso, se fosse stato possibile, senza parlare nemmeno.
—E così, come va, messere? chiese finalmente al Corvino, tanto per dare un avviamento al discorso.
—Potrebbe andar meglio, e potrebbe andar peggio, rispose l'Elia, stiamo così fra zenit e nadir.