—Domani o doman l'altro, e potrebbe darsi anche oggi… tu dovresti porti al lavoro… e in quanto al prezzo, saran trecento, saran quattrocento ducati, o scudi del sole, come ti parrà meglio, a seconda dell'abilità e della riescita.
Il Corvino, a cui sembrò in vero che quel prezzo fosse esorbitantissimo, guardò fiso il Morone. Questi comprese allora ch'era nato un pensiero in testa al Corvino, che c'era un uncino al quale attaccar molto bene il suo filo. Allora tirò via, saltando di palo in frasca, senza alcun ordine del discorso.
—Dunque, tu mi dicevi, che il marchese, benchè ferito, voleva di tutti i conti vènire a Milano.
—Certo, illustrissimo.
—Ma che intenzioni, che fini ha egli poi?
—È presto compreso, quantunque non sia presto fatto; tentare un colpo ardito, e tenersi la ragazza per sè.
—È pazzo il marchese, la cosa è disperata; ogni tentativo è impossibile.
Il Corvino tentennò la testa, poi soggiunse:
—Difficile sì, impossibile no; mi pare a me.
Il Morone gli si piantò allora in faccia, come aveva fatto alcuni momenti prima.