Il Gritti, non volendo credere a sè stesso, lo guardava maravigliato, poi disse:
«Sei tu pazzo?»
«Sta di buon animo ch'io son ora benissimo in cervello più che altri.»
«Dunque?»
«Dunque mi penso di non voler gettar questa grazia di Dio a quelle bocche ingorde dei signori Dieci, e giacchè si vuol vendicare un'ingiuria che io ho ricevuta, io ne li ringrazio di cuore, e a quel che sarà da fare ci penserò io stesso, e molto meglio di loro.» E con voce aspra molto, «Arsenalotto,» disse, «ti ho detto di tornare indietro. Obbedisci, o fa conto d'ire un tratto sott'acqua a trovare il compagno.»
Allora il Gritti preso da un impeto d'ira, e non avendo riguardo al
Visconti,
«Va innanzi,» disse all'arsenalotto, «e fa il tuo debito.»
Ma quelle dispettose parole non le volle trangugiare il Visconti, e cavatosi la daghetta che aveva accanto e fattala balenare all'occhio dell'arsenalotto,
«Con questo,» gli gridò furibondo, «io ti scucirò la cappa e la pelle, se non dai retta a quel che voglio io.»
Il malcapitato arsenalotto guardava ora il Gritti ora il Visconti, in dubbio di quel che si dovesse fare.