«Viva il senator Barbarigo che ci è largo di tante delizie!»

In una delle camere contigue, seduti ad uno scacchiere, senza pronunciare parola, attendevano al giuoco il senator Barbarigo e l'ammiraglio Candiano.

Chi avesse voluto dall'aspetto d'ambedue quei vecchi dedurre il carattere di ciascheduno, avrebbe detto non potersi dare al mondo due così manifesti contrari. I lineamenti grandiosi ed aperti del volto di Candiano davano a divedere franchezza e lealtà; là dove gli occhi piccoli e fondi del senator Barbarigo, i labbri stretti, la tinta cinericcia del volto, e in tutto il corpo un non so che di tremolo e d'irrequieto, davano a conoscere pur troppo che in quell'animo vi doveva essere qualche cosa di cupo e di tenebroso.

Per certe vecchie ruggini che erano state tra l'una e l'altra famiglia, per certe gare insorte quando cominciarono ad entrare ai servigi della Republica, sapevasi da tutta Venezia che quei due patrizi non erano gran fatto amici tra loro, e tanto più quando corse la voce avere il Barbarigo avversato a Candiano, allorchè in pieno consiglio fu preso il partito di eleggerlo ammiraglio della Serenissima. Dopo le molte vittorie però che Candiano aveva riportate a pro della Republica, e contro le quali non si poteva parlare, il Barbarigo aveva pensato bene infingersi, ed al Candiano offerse amicizia che fu accettata colla buona fede propria a tutti coloro che, essendo di rette intenzioni, non possono sospettar male d'altrui.

Però mentre l'ammiraglio se ne stava seduto rimpetto al suo coetaneo, non aveva neppure un dato per sospettare di che sorta fossero i pensieri che in quel momento ronzavano nella testa del Barbarigo, il quale, co' labbri sempre aperti ad un mezzo sorriso e con una tranquillità e pacatezza veramente senatoriale, metteva le pedine sullo scacchiere.

A sturbare l'attenzione dei due illustri giuocatori, entrarono per caso in quella camera una frotta di giovani che facevano corona all'Attilio Gritti alterato dal bere, e mandavano grandissime risa ad ogni sua parola.

«La Serenissima, mi capite, non mi lascia uscir facilmente de' suoi confini, e qualche cosa bisogna pur fare. Siamo giovani, non ho più che trent'anni. Per Dio… i vini del senator Barbarigo zampillano largamente, e le fanciulle guizzano ch'è una vera maraviglia.»

«A proposito di fanciulle, come sei riuscito a spuntarla colla figlia del Bertuccio che sta in piazza San Giovanni e Paolo.»

«Oh così e così. La ragazza mi piaceva, il padre non voleva e faceva uno scalpore di casa del diavolo. Voi sapete che questi uomini non vanno alla mia natura, e però bisognava che me lo togliessi dinanzi.»

«E come hai fatto?»