«Io sarò là.»

«Ora mi bisogna un'altra cosa.»

«Ed è?»

«Che anima nata non sappia, nè giunga a saper mai ciò che ora ti ho detto. Addio.» E senza più altro Candiano sparì lasciando il solo Fossano in un mar d'incertezze.

Per quanto le parole di Candiano fossero state oscure, non doveva però il Fossano stare in forse nel prendere una risoluzione; e di fatto, ridottosi alla sua casa, stabilì partire in quella notte medesima. Verso le quattr'ore, senza aver detto addio nè ai suoi colleghi; nè a' suoi amici, entrato nella gondola che aveva noleggiato, oltrepassava la laguna, e giù per la Brenta si dirigeva alla volta di Padova, fermando il proposito di non mettere più il piede in Venezia. Ma così potesse l'uomo mantenere i propositi a sua posta che a molte sventure potrebbe anche sfuggire.

In quella medesima notte, ad ora tarda, a ciel chiuso, un'altra gondola con rapidissimo remo usciva di Venezia. All'imboccatura della Brenta dovette passare nel mezzo di molte barche che pure andavan su pel fiume. Al luccicare delle torcie che splendevano su quelle, si potè conoscere che appartenevano al figlio di Bernabò, il quale, finite le sue pratiche colla Serenissima Republica, se ne tornava verso Milano. Sulla barca che correva in testa alle altre, seduto sulla tolda si potè vedere lo stesso Visconti, rischiarato com'era dalla fiamma del fanale che lo illuminava di sotto in su. Intorno a lui erano alcuni senatori e il procuratore di San Marco, che lo accompagnavano un tratto per onore. Nella gondola che come un luccio guizzò rapida nel passare vicina a quella barca, erano due persone che, vedendo la cupa figura del Visconti e le facce severe dei senatori, si sentirono a gelare il sangue nelle vene, temendo d'aver dato in un trabocchetto. Ma la gondola rapidissima passò innanzi, e l'avanzò di tanto che coloro che seco portava, non ebbero più a temere di poter essere raggiunti.

Fuggite, fuggite, che non sempre così, pur troppo, vi sarà favorevole la sorte! Godete i momenti che il destino vi concede, mentre sta meditando l'estremo vostro danno. L'aura propizia dell'istante sia compenso alle future angosce che egli vi ha preparato, e a cui, infelici, non vi sarà dato sfuggire, che il filo stretto a cui vi lascia svolazzare, è lungo ma infrangibile.

Il dì dopo, sulla piazzetta del convento dei Francescani in Padova, quando a tutte le chiese della città suonavano i tocchi dell'avemmaria, trovavasi il Fossano. L'impazienza e l'incertezza lo travagliavano per modo ch'egli, senza accorgersi, correva a rapidi passi innanzi e indietro per la piazza. Guardava di tratto in tratto una striscia di sole che indorava un cumignolo di torre, perchè, a mitigare la propria impazienza, aveva prefisso, come a termine del suo tanto aspettare, il momento che quella striscia sarebbe scomparsa del tutto. Ma il sole tramontò affatto, sopraggiunse la notte, e nessuno ancora compariva. Allora tornava col pensiero alle parole di Candiano, le ricordava ad una ad una per vedere se mai avesse dato loro la giusta interpretazione, e assicuratosi che in quanto a sè stesso non aveva fatto errore di sorta, gli veniva il dubbio non avesse il Candiano parlato a sproposito alterato come doveva essere dalla desolazione del momento. Per buona ventura nel punto che stava facendo simili pensieri, e crollava il capo quasi disperando di tutto, sentì chiamarsi per nome. Si volse e vide l'alta figura di Candiano a due passi da lui. Aveva il vecchio nascosta la testa in un capuccio che gli scendeva fino agli occhi, a tale che il Fossano, se non fosse stato in aspettazione di lui, non l'avrebbe altrimenti conosciuto.

«Iddio ti benedica,» disse Candiano all'Alberigo. «Il tutto andò a buon segno, ed io ne ho felice augurio. Or io ti dirò il che e il perchè d'ogni cosa.»

Il Fossano se gli strinse vicino per ascoltare.