«Il nome non me lo domandate, chè anche colà è un mistero per tutti; ma per dirvi ciò che io so in breve, quantunque il Fossano si fosse nascosto colla bella moglie in un suo castello fuori del milanese, la fama della bellezza di lei giunse all'orecchio di quel demonio dell'inferno, voglio dire di Carlo Visconti…»

«Chi te lo ha detto, Malumbra?»

Le parole che Candiano aveva pronunciate erano queste precisamente; ma l'atto con che le aveva accompagnate, fu così repentino e furibondo che chicchessia se ne sarebbe maravigliato. Non si maravigliarono per altro nè il Malumbra, nè il senatore.

Quest'ultimo soltanto, con un sorriso che gli serpeggiava pelle pelle, e gli faceva tremolare di compiacenza la pupilla che in quel punto vibrava più luccicante del solito,

«All'ammiraglio,» disse, «fa male questo nome di Carlo. Te l'ho pur detto, Malumbra, di tacerlo alla sua presenza.»

«Davvero, Barbarigo, che questi Visconti mi guastano il sangue,» rispose Candiano sforzandosi a smorzare l'ira che di subito gli si era accesa nell'animo; «tuttavia continua il tuo racconto, Malumbra.»

«È presto finito; colaggiù a Milano si parla di un fatto… d'una sventura avvenuta non son molti mesi alla donna del Fossano, ma il resto s'ignora.»

Il vecchio Candiano abbassò la testa senza più aggiunger parola. Intanto il senator Barbarigo, alzatosi, e fatto d'occhio al Malumbra, si dispose ad uscire.

«Ammiraglio,» disse, «io son costretto a lasciarvi, che prima di nona si ha a votare nel gran consiglio: stasera ci rivedremo dai Malipieri.»

«Va benissimo, ci rivedremo.»