«Ci verrò senz'altro.»
«Ti darò una lettera che tu consegnerai ad Alberigo.»
«Farò quel che volete.»
«Prendi, Malumbra, io ti sarò eternamente obbligato,» e gli donava la borsa: «questa sera avrai altrettanto: ma ricordati di venire, che guai se tu manchi.»
«Non dubitate.»
«A vespro.»
«Benissimo, a vespro,» e senza aggiunger più nulla si licenziò dall'ammiraglio Candiano il quale, manifestamente sconcertato dalle parole del Malumbra, si gettò di bel nuovo nel suo seggiolone fisso in mille e terribili pensieri.
Il Malumbra nell'uscire di quel palazzo pensava alla virtù e bontà straordinaria dell'ammiraglio Candiano, pensava all'oro che ne aveva ricevuto in compenso, pensava che la vita di quel prode vegliardo era preziosa più di quella di ciascun altro Veneziano, e fu un momento, un fuggitivo momento, in cui pensò di non farne altro, e ingannare il senator Barbarigo e la Serenissima Republica; ma i secondi pensieri l'avvisarono che ciò non gli poteva convenire per nulla, e che per fare il vantaggio di un uomo dabbene, forse avrebbe corso pericolo di far male a sè; crollò il capo e disse: «A chi tocca tocca; quand'io non trovava nemmeno un grosso a comprar pane, nessuno mi ebbe riguardo, e più d'una volta ebbi a dormire alla fresca e a stomaco vuoto. Ch'io fossi o no un galantuomo, nessuno mostrò nemmeno pensarci. I gondolieri non cessarono il loro canto; i patrizi continuarono nella loro vita scioperata; le fanciulle non si rimasero dai pensieri d'amore; la zecchinetta continuò ad ingoiare fiorini. A chi tocca tocca, anch'io continuerò la mia strada.»
A vespro si recò al palazzo di Candiano, ed ebbe la lettera; e di quella lettera, prima che il Malumbra si partisse di Venezia, il senator Barbarigo sapeva benissimo il contenuto.